Mamma mia, parole e musica

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“Le più belle fotografie sono quelle fatte con le parole”.
Con questa frase Luca Ward conclude il musical Mamma mia, regalandoci un pugno allo stomaco e un brivido sulla schiena.
La protagonista di Mamma mia è una donna matura che, suo malgrado, si vede costretta ad accompagnare all’altare la sua unica figlia di appena vent’anni.
Il padre è sconosciuto, e potrebbe essere uno dei tre amori vissuti dalla donna quando era ragazza.
Dopo svariate peripezie, emozioni e musica, uno dei tre possibili padri regala alla possibile figlia un quaderno nel quale trasferire le immagini rese parole, per consegnarle all’olimpo dell’eternità.
Da amante delle parole questa frase mi è rimasta dentro a lungo.
Le parole hanno un potere magico, e per me hanno sempre rappresentato una vertigine.
Parlate e scritte.
Hanno il grande potere di tradurre le emozioni in sentimento, di custodire momenti speciali, di curare come per chi fa il mio lavoro, oppure di distruggere, se adoperate con infamia e cattiveria.
Quando le parole seguono i gesti e il cuore di chi le pronuncia, possono accarezzare e accudire, curare e cambiare il mondo.
Oggi, purtroppo, siamo tutti a corto di parole, siamo invece in overdose da social.
I social network sono diventati un esercizio di esibizionismo collettivo, un luogo dove essere belli, brillanti, altro da sé, dove inventarsi la vita che si desidererebbe avere.
Facebook, promosso a luogo dell’altrove, viene adoperato per accumulare compulsivamente “mi piace”, per nutrire gravi casi di autostima traballante, come palcoscenico virtuale.
La vista, oggi, sembra essere l’organo di senso più utilizzato, nel corteggiamento e nella seduzione; ma non sarà mai abbastanza per la manutenzione del legame d’amore.
Per quella ci vogliono i contenuti e le parole.
Quando scriviamo di qualcosa o di qualcuno, di un amore o ex amore, di un affetto che non fa più parte delle nostre vite, è lì che vivrà per sempre, tra le nostre parole per lui.
Possiamo andarlo a trovare ogni qualvolta ne abbiamo voglia o bisogno.
Un’emozione che diventa immagine, e un’immagine che viene poi condivisa, smarrisce la sua intensità, se invece cambia rotta e va in direzione parole, sarà dirottata con un biglietto di sola andata verso l’eternità.

By |2018-10-21T19:17:26+00:0021 ottobre, 2018|

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