Sorelle ormai inseparabili. Fedeli compagne di giornate, protagoniste indiscusse di incubi notturni. Abbiamo sviluppato nei loro confronti sentimenti di feroce ambivalenza.
Temiamo di scordarle o di smarrirle – per una sorta di lapsus inconsciamente intenzionale – e ci sentiamo nudi e a rischio quando non le abbiamo con noi. A rischio di contagiare e di essere contagiati, e di essere tacciati per untori.
Manteniamo con entrambe un legame dalla conflittualità variabile. Se da un lato diventano ospiti transitori (speriamo) e indispensabili dei nostri rituali quotidiani nel tentativo di far finta di vivere una vita normale, dall’altra riversiamo verso di loro sentimenti ostili e poco civili.
Stanchi e stufi di essere mascherati e disinfettati, sentiamo una cocente nostalgia dei tempi non troppo remoti quando sfoggiavamo sorrisi e labbra sensuali e stingevamo la mano con intensità crescente in funzione delle nostre emozioni e dell’altro.
Mascherina e Amuchina ci regalano occhiali appannati e sguardi distratti e un odore da sala operatoria che rende facile e immediato il famigerato distanziamento sociale.
Speriamo di riposizionare la prima sugli occhi per sonni profondi o giochi erotici e sensuali, e la seconda in lavanderia per lavaggi energetici.

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