Telegram. Due account. Una moglie, tante amanti. Le email della trasgressione e della passione.
Il brivido inedito dell’eros al telefono. Whatsapp senza spifferi sulla vita privata: niente doppia spunta, niente ultimo accesso, nomi d’arte che depistano dalla reale protagonista della chat.
Durante la cena il telefono soggiaceva rigorosamente a pancia in giù. Visibile, ma invisibile. Niente suoneria. Niente bip sospetti. Niente notifiche visibili. Ero diventato la spia di un corpo speciale. Un soldato. Il guardiano della mia scatola nera: il mio smartphone.
D’un tratto mia moglie, mentre facevo la doccia, come da copione, si intrufola nel mio cellulare. Trova l’indicibile. Foto audaci, intime, futili, continuative. Messaggi d’amore e di passione, di dolorante quotidianità. Una vita altra. La mia vita numero due e, forse, numero tre.
Rimescola, indaga, si addentra. Scova anche Telegram. Segretamente nascosto dentro una cartella, che come una matrioska avrebbe depistato chiunque. Ma lei, traformatasi in un haker per amore, apre tutte le cartelle e le cartelle delle cartelle e approda li, nel luogo del tradimento.
Lei grida. Io sto zitto. Lei piange, io anche. Mi insulta, mi faccio insultare. Incasso, sopporto. Non replico. Non nego l’evidenza. Lei incalza, io confesso. Lei chiede, io dico. Ci facciamo male, tanto male. Scatta la paura di perdersi, e tutto si fa luce. L’altra, anzi le altre, d’un tratto, spariscono. Smarriscono l’acro sapore di proibito, il profumo di zagara di primavera. Tutto implode, rimane solo lei, la donna che avevo sposato e che forse volevo ancora, se solo lei non avesse smesso di desiderarmi, di guardarmi, di ascoltarmi. E anche di parlarmi.
Ci abbracciamo. Sprofondiamo nel dolore e nel progetto. Cancelliamo chat, app, account e le cartelle-matrioska, con l’intento di non guardarle mai più.
Ci promettiamo rispetto e baci. Parole e ascolto. Pelle e sensi. Amore e trasgressione. Ci promettiamo nuovamente noi.
Adesso sono un uomo libero dalla carcerazione da smartphone. Felicemente e serenamente libero.
Ho capito che alcuni amori non finiscono anche se sono finiti, e altri non iniziano anche se sono iniziati.

Il racconto di un mio paziente, le mie parole.

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