Cara ora legale,
non ci fai paura. Il tuo buio non minaccerà e tantomeno intimorirà il nostro umore. Si farà lente d’ingrandimento per le luci scintillanti della città che dorme. Che si sveglia. Che si stiracchia per iniziare al meglio un nuovo giorno insieme a noi.
Le tue giornate corte non ci faranno rintanare in casa se non ne abbiamo voglia o bisogno, ma ci inviteranno a sfidare la noia, il grigio, il freddo. Le tue foglie svolazzanti e autunnali non renderanno il nostro umore deflesso, ma diventeranno girandole allegre e gioviali che ci distrarranno da quanto rimane stagnante e immobile dentro di noi.
Sai ottobre, sei un mese pieno, dall’identità chiara e dai colori e odori intensi e decisi. Sei diverso dal tuo predecessore, settembre, ancora appiccicato ad agosto e alle sue vacanze obbligate e tardive. Sei il mese della vendemmia, del mosto e dell’uva, delle foglie rosse e dei vitigni, dei primi freddi, dell’odore inebriante delle caldarroste.
Sei il mese del qui e ora, non sei novembre che guarda il Natale e nemmeno settembre con le sue scelte e fatiche, il vero capodanno dell’anima.
Caro ottobre, non riuscirai a intristirci con le tue piogge, perché l’odore della terra bagnata ci trasferirà come una navicella spaziale nelle terre dell’infanzia, nel ricordo delle passeggiate familiari nei boschi.
Ti vivremo abbracciati a un libro o ne scriveremo uno noi, nel ricordo delle persone improntati. Nel sogno di quello che vogliamo ancora fare e di quello che non vogliamo fare più.
Per me, questo nuovo mese di ottobre, sarà il mese del mio nuovo libro del cuore. Del mio nuovo “figlio di carta” e di un nuovo emozionante inizio con chi avrà voglia di abitare le sue pagine insieme a me.

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