“Quando glielo dici che ami me? Solo me. Che la lasci? che non la ami più? che fai l’amore con me? Solo con me. Che stai con lei solo per i figli? che hai paura degli alimenti? che pensi a me? che dormi da me e che non esistono quelle riunioni di lavoro?”

Questi e tanti altri “quando glielo dici” diventano la colonna sonora degli amori infedeli. Delle non scelte amorose. Delle anime in affitto.
Di chi sceglie, inconsciamente o perché mosso da quote masochistiche, di amare un partner altrui. Di chi soffre di dipendenza affettiva e confonde la manipolazione per seduzione. Di chi si accontenta. Di chi non si vuole bene abbastanza. Di chi soffre in silenzio, pur vivendo nell’ombra.
Quell’ombra che diventa meno ombra da lunedì a venerdì e che deve diventare evanescente sino a dissolversi – per amore si intende – il sabato e la domenica.
Che esiste da gennaio a novembre, per sparire a dicembre, ad agosto, per le feste comandate e i compleanni.
Questi amori struggenti si nutrono di assenza e di mancanza. Di desiderio e mortificazione del desiderio. Di divieti e giochi di ruolo.
Quando l’amante insiste con la frase di rito, che da rito e grido di dolore diventa un tormentone, il partner che in realtà partner non è sceglie la fuga. Sceglie di non scegliere. Sceglie l’abbraccio rassicurante del matrimonio.
Uomini e donne che sino a un attimo prima dell’ennesimo ed estenuante “quando glielo dici” promettevano amore eterno, futuro, sogni e figli, d’un tratto spariscono. Inghiottiti dal nulla.
Sono amori meteora. Amori eterni – perché sprovvisti di quotidiano – e struggenti.
Sono amori che sono passato e presente. Alibi e acidi (gastrici).
Vette e abissi. A loro non è dato abitare il futuro; e alla fine tutto conduce li: alla verità del cuore e alla mancanza di coraggio.

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