Durante gli eccentrici percorsi della vita, ogni tanto si va avanti e ogni tanto si torna indietro. Esattamente come il gambero.
Si inciampa tra i sentieri del cuore, quelli impervi e in penombra, abitati dai fantasmi del passato.
Un passato tavolta doloroso, talvolta rimosso, talvolta faticosamente tacitato sotto la coperta dell’oblio e della tutela.
Il passato, però, quando è stato un passato importante, simbolico, trasformativo, non si fa zittire facilmente, e non perde occasione per tornare a bussare alla porta del cuore.
Cosi, a volte ritorna sotto forma di lapsus o di sintomi, atre volte si traveste in maniera ingannevole da nuove opportunità. Illudendo e deludendo.
Il passato, proprio in virtù del fatto che non ha avuto la forza e il coraggio di diventare futuro, andrebbe lasciato riposare in pace.
Esattamente lì dove si trova.
Quando il presente delude, trafigge o tradisce, c’è una buona possibilità che il ricordo del passato, indorato dal tempo che passa e scorporato dalla sofferenza che ha procurato, diventi un caldo abbraccio.
In questo gioco a mosca cieca tra passato e futuro, ogni tanto la ragione smette di vigilare e cede il passo alla fascinazione da malinconia.
Stato d’animo che a piccole dosi accarezza e fa compagnia, ad alte assicura massicci effetti collaterali per la salute.
Gli assidui frequentatori del passato regalano alla malinconia lo scettro del comando, e lo mettono nelle condizioni di disturbare il presente.
Nello stesso momento in cui il passato abbraccia, disturba il presente e ruba il futuro.

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