La vita ogni tanto ti imbroglia. Ti intercetta tra mille anime, mette a nudo le tue fragilità e le consegna a qualcun altro.
Ti fa incontrare la presunta altra metà del cielo (plumbeo!) e ti fa credere che quel pezzo di cielo sia l’universo. Sia il tutto. Sia passato e futuro insieme. Sia eternità.
Amare un narcisista non succede per caso e non è evitabile.
Succede perché la donna amata è affamata e fragile. Bisognosa. Spaventata. Claudicante.
Succede perché non si ama abbastanza, non si rispetta, non si basta da sola.
Succede perché ha smarrito, o non ha mai avuto, il suo baricentro psichico. Il suo equilibrio emotivo.
E perché crede di trovare quello che le manca in un partner stampella o manipolatore.
La vittima, in realtà, è complice del suo carnefice, è l’unica regista delle sue scelte dolenti e silenti.
Dei giri larghi della seduzione, delle pause e delle ripartenze. Delle seconde e terze opportunità.
Del sei tutto per me, del non vivo senza te.
La donna ammalata di dipendenza affettiva comunica in silenzio: lancia messaggi di fumo affinché lui torni a riprenderla. La dipendenza affettiva, però, non è una malattia cronica, ma curabile.
Per guarire davvero dalla dipendenza affettiva, l’unica strategia è ritrovare sé stessi. Guarire dalle ferite sanguinolenti delle terre dell’infanzia e imparare ad amarsi.
L’amore, quello vero e sano, non conosce ricatti, manipolazioni e non va in pausa. Non fa la circumnavigazione delle fragilità per adoperarle per biechi scopi; le accetta e le rispetta.
Non fa piangere e non ha bisogno di medicine per i sintomi postumi che regala.
Regala fiori e cura, emozioni e cioccolato. Sospiri e progetto.
Non si schianta sul muro dell’esame di realtà, e non si snoda tra l’eccessivo divario tra idealità e realtà.
Il corpo e l’anima torturati da un amore malsano e dalla fame d’amore possono guarire se impareranno a ricevere amore dal legittimo proprietario. Perché l’amore, quello vero, ha un debole per i coraggiosi e per chi si vuole bene.