Quando oggi sarà ieri

Quando oggi sarà ieri ci mancherà la casa. La protezione delle abitudini e delle non scelte. L’essere sollevati dalle cene in compagnia, o finta compagnia, e dalle uscite obbligate e obbligatorie.
Forse ci mancherà la solitudine, quella che non ricorda l’isolamento, ma che profuma di intimità e di incontro con noi stessi.
Quando oggi sarà ieri, il cicaleccio della vita comunitaria taciterà il rumore del nostro silenzio. Le nostre reali esigenze del cuore. I nostri sospiri o affanni. Rimescolerà le carte dei nostri pensieri e delle nostre riflessioni, perché avremo altro da fare. Perché saremo altrove, fuori, di corsa (che non sempre coincide con l’essere in cammino).
Torneremo a stordirci di cose da fare per non sentire quello che forse non abbiamo il coraggio di fare, di smettere di fare, di sentire, di desiderare o di non desiderare più. Se non saremo felici la colpa sarà dello stress, del lavoro, del non lavoro, della fatica, del virus che ci ha provati. Di tutto tranne che di noi stessi che rimaniamo immobili e distratti.
Torneremo a correre a viso (speriamo anche a cuore) scoperto dimenticando la pandemia trascorsa.
Quando oggi sarà ieri, spero soltanto che nessuno di noi smetterà di pensare alla bare senza affetti in fila indiana in direzione cimitero, agli anziani che hanno smesso di fare i nonni e che si sono spenti tra le mani di perfetti sconosciuti diventati il loro tutto.
Spero che il dolore e l’angoscia provata, diventata collettiva, non venga poi rimossa o negata; e che questa pandemia non ci abbia travolto in vano.
Ci sarà un momento esatto in cui l’angoscia smetterà di diventare paralisi esistenziale e diventerà ricordo, e noi non vediamo l’ora che accada.

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