Sentire l’invisibile non è un dono, è una maledizione.
Quando ami, quando ami tanto, quando ami male, nasci con una dotazione di bordo maggiorata, quasi una zavorra.
Senti l’invisibile e vedi quello che non si vede.
Il sesto senso diventa settimo, l’udito diventa un radar l’inconscio, e l’inconscio agisce da disturbatore cronico; agisce da mattina a sera. I sogni diventano una comunicazione privilegiata o travagliata tra quello che non vorresti sapere e quello che rivendica un diritto di cittadinanza.
La tua dotazione di bordo si impossessa di te, e tu non riesci a tenerla a bada.
Si attiva anche senza la tua autorizzazione.
Così, tra radar che diventa sguardo, e uno sguardo che diventa radar, non sempre la protezione dai vicoli bui dell’anima è assicurata.
Chi soffre di fame d’amore smarrisce l’equilibrio, e l’ago della bilancia del cuore propende sempre verso l’eccesso.
Eccesso di cure. Di attenzioni. Di doni. Di email. Di presenza. Di prove d’amore. D’amore.
Una drammatica e cronica situazione di rosso fisso, di bisogno di tutto. Un tutto amplificato dal rischio estremo di coazione a ripetere (la ripetizione delle scelte sbagliate senza elaborazione alcuna).
Quando scrivo di amori, amori malsani, amori folli e altri letali, mi viene in mente Jung che amo molto e che ha abitato la mia tesi di laurea, il quale sosteneva fermamente che non bisogna rimpiangerete le persone che si smarriscono con il trascorrere del tempo, forse, non hanno avuto la forza di andare contro vento – aggiungo io – ma bisogna rimpiangere il tempo che si perde con alcuni amori.
Perché le persone non ci appartengono, gli anni sì.
Ogni esperienza, anche la più dolorosa aiuta a crescere, ma la perseverazione nell’amare male uccide il cuore, e il tempo non torna più indietro.
Così, talvolta, la sofferenza di lungo corso lascia il posto alla speranza.