In quel dialogo silente e tempestoso che ogni giorno abbiamo con il nostro inconscio, alcune volte ci raccapezziamo, altre volte ci smarriamo.
Talvolta lo ascoltiamo, altre lo silenziamo.
Quando tutto si ferma e niente fa rumore, fa rumore il nostro inconscio. Urla per essere ascoltato.
Quello che tacitiamo con mille strategie, con vino e cibo, con shopping e chat, con sport estremo e vita online, esce dalla porta e rientra dalla finestra della nostra psiche.
Quando corriamo, la fretta delle parole fa a pugni con la profondità del silenzio.
Il fare prende il posto del sentire, e le azioni delle emozioni. La compulsione con la magia della qualità sensoriale e immaginativa.
La vita nella quale ci troviamo ad abitare, ogni tanto, diventa in bianco e nero, con i colori sbiaditi di chi non si emoziona più.
Perde di entusiasmo come quando si smette di assaporare e annusare la possibilità di un’emozione.
Poi, ogni tanto, grazie a un sintomo o a un incontro, l’immobilismo del vivere prende il posto del fare e il sentire si sostituisce all’agire. E la vita si popola di vita.
Esiste un eterno dialogo tra il nostro passato e il nostro presente, del quale siamo obbligati a occuparci con rispetto ed empatia.
Tra ciò che ci ha nutrito e ciò che ci ha avvelenato. Tra quello che siamo stati e quello che siamo diventati.
Esiste anche un eterno dialogo tra le cose che vanno via e quelle che rimangono, e tra quelle che rimangono grazie a quelle che sono andate via.
Tra i pensieri che hanno voglia di cambiare e di reinventarsi, e quelli che rimangono immutati e immobili. Cristallizzati, perché non hanno la forza di sfidare il tempo.
Durante il cammino della vita, azione ed emozione giocano a guardia e ladri, e la fretta del vivere si alterna all’immobilismo del vivere.
Talvolta anche all’interno della stessa giornata, oltre che della stessa persona.
Così, può capitare di rimanere immobili in compagnia dei nostri pensieri o dei nostri ricordi, senza quella spinta sana e propulsiva al cambiamento.
Ma può capitare anche di correre all’impazzata per evitare di sentire quello che ancora duole.
Quindi, ricapitolando, passato e presente, azione ed emozione, sentire e fare possono coabitare serenamente nelle stesse vene del legittimo proprietario.
Perché quando tutto si ferma si vede l’invisibile.

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