Talvolta vorrei abbassare il volume del mondo per scrivere ovunque.
Vorrei silenziare i rumori esterni, e quelli interni, quelli che abitano in fondo alla mia psiche, per ascoltare soltanto il cuore e metterlo a lavoro, trascinandolo dentro un foglio word.
La scrittura come sempre e più di sempre cura, cicatrizza, risana.
Trasforma le emozioni in parole, e le parole in emozioni.
Diventa ordine disordinato, creativo; e disordine ordinato.
Scompagnina le certezze, e rassetta le incertezze.
Cammina sotto pelle, percorre sentieri invisibili chiamati introspezione, voglia di osservare il mondo, ascolto, empatia.
Giunge in luoghi inesplorati della psiche: di chi scrive e di chi legge.
Accarezza. Abbraccia. Avvolge. Scolla dalla realtà e reinterpreta la realtà.
Regala punti di vista alternativi. Sogni. Altri pianeti.
Lenisce le fatiche della vita, e regala vita. Quando la vita si ingarbuglia, la scrittura aiuta a ritrovare il bandolo della matassa. Insinua domande, regala risposte. Non tace mai.
Diventa il luogo dell’altrove, dove rintanarsi quando se ne ha voglia o necessità.
L’isola che non c’è, che dopo c’è.
La scrittura scandaglia le emozioni: le sbircia dalla serratura sino a oltrepassare la soglia dell’inconscio; le cattura, le abbraccia e le rende parole.
Fa lo stesso lavoro con i lapsus e con l’onirico. Lo raggiunge, lo osserva e lo trasforma in parole, regalandogli l’eternità.
La scrittura fa bene al cuore e al corpo, a chi scrive e a chi legge.
Regala serenità e ordine mentale, talvolta, ricuce gli strappi del passato.
Si fa balsamo per le ferite. Anche per quelle che non guariscono, che si riaprono, che fanno compagnia. Quelle senza le quali ci sentiamo nudi, quelle che scaldano nella sofferenza, che averle addosso è più rassicurante di non averle più, o non averle mai avute.
Le parole scritte arrivano dove quelle parlate si fermano ad aspettare, in religioso silenzio.
Regalano immagini da utilizzare nei momenti bui, a lento rilascio, da regalare a chi amiamo al posto dei fiori o delle cose concrete.
Regala briciole di sollievo a vite visitate dal dolore del cuore, dalla noia o dalla confusione.
La scrittura, quando rovista sentimenti e ricordi, diventa quanto di più simile ci sia a una terapia; una sorta di agenzia stampa dell’inconscio.