Questo maledetto virus ha instillato nei nostri cuori e nelle nostre vite la paura, la diffidenza, la disillusione. Ha tarpato le ali ai nostri sogni e bisogni, amori e futuro.
Ci ha maltrattati e oltraggiati, e per finire ci ha ammanettati a un lutto, quello della progettualità. Per colpa sua non riusciamo a fare progetti, a organizzare una festa di compleanno, un battesimo o un matrimonio. Navighiamo a vista.
Ci stiamo adattando, nostro malgrado, a tante rinunce, in tutti gli ambiti della nostra vita: dalla limitazione della libertà e dell’intimità sino sino a sentirci come delle monadi, senza porte né finestre, sicuri solo se in casa.
Le nostre orecchie si stanno abituando ad ascoltare i bollettini serali: quei numeri interminabili, spesso in drammatico aumento, che ci raccontano di malati, positivi, asintomatici, sintomatici, intubati, deceduti.
Ci stiamo adattando a tutto, pur di sconfiggerlo, ma la mascherina quando facciamo l’amore non è possibile indossarla. Fare l’amore con la mascherina significa non farlo. Significa escludere dalla nostra intimità il bacio: la forma più intima di eroticità e di scambio. Quello che accende il desiderio e che mantiene in vita l’eccitazione durante un rapporto sessuale.
Un rapporto sessuale senza bacio ricorda il sesso mercenario: asettico, scevro da possibile contagio, senza coinvolgimento alcuno. Un esercizio ginnico di circense memoria, che propende più per il tecnicismo che per l’erotismo. Un rapporto sessuale senza bacio diventa la concretizzazione dell’incontro tra due genitali, più o meno coadiuvato da qualche mano, preferibilmente senza guanti.
La sessualità è molto di più dell’incontro tra due genitali; è data dall’incontro di due universi diversi, di aspettative e desideri, di pelle e sensi, di umori e anche malumori. Questo nuovo decreto ha enfatizzato il ruolo del “congiunto”, tirandosi addosso non poche critiche. Ma siamo davvero certi di conoscere il nostro congiunto? Come facciamo a stabilire se il nostro congiunto, in un momento di distrazione o durante un colloquio di lavoro, o al bar o mentre faceva benzina, si è avvicinato troppo al virus trasferendolo poi sulle nostre labbra?
La sessualità è fatta di attesa, di intimità e di scambio, di labbra e di sogni. Il bacio ha un significato predittivo di quell’amore o dell’amore che verrà, o che non nascerà. Rappresenta il suo reale biglietto da visita. Se un bacio non funziona, non piace o non emoziona, se è intrusivo o tiepido, è improbabile che i sensi si accendano e che la sessualità diventi magia. Il bacio è senza ombra di dubbio la forma più intima del preliminare d’amore, se non possiamo darlo e riceverlo, meglio soprassedere e coltivare il prima e l’attesa.
Una pandemia come questa ha stravolto tutto, e ha dato un duro colpo alle relazioni.
Chi è sprovvisto di un “congiunto” o ne vorrebbe uno, anche per una notte, in questa fase pandemica, ha più d’una difficoltà nel trovarne uno.
Ripensando all’intimità e all’ansiogena sessualità al tempo del Covid, possiamo imparare a potenziare la prima, a nutrirla di attesa e di corteggiamento, di conoscenza reciproca, di chat e di sexting, di scambi emotivi e cognitivi – dei veri amplificatori del desiderio -, in attesa di creare un clima di fiducia reciproca e poter togliere, unitamente all’intimo, la mascherina.
Il dopo coronavirus sarà difficile, ma senza di lui, non saremo mai più ostaggio di nessuno: né di un silenzio né di una rinuncia né di una mascherina sulle labbra.

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