“Prendi una donna trattala male, lascia che ti aspetti per ore. Non farti vivo e quando la chiami, fallo come fosse un favore. Fa sentire che è poco importante.
Dosa bene amore e crudeltà. Cerca di essere un tenero amante. Ma fuori del letto nessuna pietà”.
Marco Ferradini, con il suo teorema, mi torna in mente e nel cuore quando osservo amori estinti che si travestono da intensità. Da pausa di riflessione. Da confusione esistenziale.
Da intermittenza del cuore che diventa portatrice sana di fragilità del cuore e del corpo.
Quando l’assenza nella vita altrui diventa assenza di rispetto, e la mancanza si trasforma in mancanza di cure e di protezione, siamo nella terra paludosa del bisogno e non del piacere.
Nella terra della fragilità psichica, causa e conseguenza di amori malsani. Tossici. Prepotenti e prevaricatori. Egoisti, egocentrici e narcisisti.
Amori che non investono e che non regalano serenità e sole, giornate al mare e condivisione; che fanno terra briciata attorno a sé per evitare che quello da cui trarre nutrimento per il proprio narcisismo e amor proprio vada via, e ami altrove.
Un amore che diventa dispensatore di crudeltà e di insicurezze non è amore, è possesso.
È manipolazione e sofferenza.
Si può concedere a un amore, o a quello che un tempo era amore, un’ultima menzogna, ma prima o poi, bisogna oltrepassare quel punto magico e indispensabile che è il punto di non ritorno, per tornare a respirare a pieni polmoni e dire definitivamente addio alle notti insonni e allo spionaggio virtuale.
Perché lo struggimento cronico non è patrimonio esclusivo dell’amore, ma della perseverazione.
Stato d’animo più simile all’ossessione che alla speranza.