Scordiamoci le foto ingiallite che custodiscono un ricordo.
Scordiamoci l’album di famiglia.
Scordiamoci le foto appese al frigorifero di casa, e le cornici che conferiscono valore a un attimo.
Adesso con il bluetooth e il backup trasferiamo da un cellulare all’altro i nostri momenti immortalati nel tempo, con l’ansia di smarrirne qualcuno. (Almeno io!)
Il nostro cellulare è diventato una vera e propria “protesi emozionale”.
Rappresenta l’estensione della nostra memoria: tra note, cartelle e migliaia di foto.
Custodiamo di tutto e di più, anche i ricordi di chi non c’è più nella nostra vita, di chi ne ha fatto parte, di chi ci ha aiutato o strappato il cuore, di chi ci ha nutrito e di chi ci ha rubato l’anima. Durante i miei ciclici inventari, di armadi, di ricordi e del cuore, mi capita di trovare delle foto scattate agli sbagli.
Scattare la foto a uno sbaglio rappresenta il modo migliore per non farlo più. Possiamo andare a riguardarlo ogni tanto – anche se dentro di noi si è un po’ ingiallito, rimane sempre al suo posto -, ripassarlo unitamente alla nostra immagine con lui; come siamo stati, come ci siamo sentiti, come siamo diventati grazie a lui.
La foto dello sbaglio, solitamente, diventa un cerotto per l’anima.
Fare il diario degli errori e abbellirlo di foto ricordo è la reale segnaletica per un sentiero disseminato di briciole di sollievo in prossimità dei prossimi sbagli.

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