TikTok, i professionisti e la (mancanza di) vergogna

In un mondo di influencer anche i professionisti lo sono diventati. O almeno si cimentano.
Video di un minuto che spiegano di tutto con una superficialità da far paura. Quando mia figlia mi inoltra qualche link di Tik Tok che mostra qualche facile ricetta di dolci, subito dopo si aprono altri video a dir poco osceni, anzi, aberranti.
Soprassediamo sui balli, tutti assolutamente uguali, che nulla hanno a che vedere con le coreografie, ma che ricordano delle scimmiottanti sequenze decisamente poco sensuali.
Tutte (e tutti) uguali: addominali in bella vista, tute strettissime o pantaloncini striminziti, il lato B che sembra essere diventato il centro dell’universo e la mimica facciale che segue a ruota le movenze, anzi sarebbe meglio dire le stereotipie.
Anche la testa fa degli scatti anomali e anonimi, ma a quanto pare va così. Quando, un giorno, qualcuno di loro diventerà, forse, un medico, uno scienziato, un politico o un ricercatore universitario, una mamma o un papà sarà abbastanza imbarazzante avere nel suo curriculum virtuale ed eterno questo suo passato compulsivo da “ballerino” di TikTok.
Ma veniamo ai clinici odierni.
Medici, psicologi, sessuologi, coach (quelli che vanno per la maggiore: un aforisma qua uno la e la cura è fatta. Uguale per tutti, come un mantra o una pozione magica!); tutti con i loro meravigliosi video da un minuto, con tanto di scritte in sovraimpressione.
I video di sessuologia o di psicoterapia – penso che Freud, la Kaplan, Masters e Johnson, solo per citarne alcuni, si sarebbero rivoltati nelle loro tombe – di un minuto per non annoiare troppo ed essere incisivi spiegano come funzionano i genitali, ben scorporati dalla persona, personalità, relazione, eventuali altre patologie e così via.
Spiegano i segreti di tutto: pillole di saggezza da salvare tra i link preferiti.
Povera sessuologia. Dopo anni e anni di studi clinici, di pazienti aiutati nel loro dolore e disagio psichico, del corpo e del cuore, di congressi scientifici e di ricerche, di libri e infiniti articoli, insomma di clinica, diventare un video di un minuto di TikTok è decisamente offensivo e riduttivo.
In un mondo che va decisamente alla deriva, dove la cura, il prendersi cura, il formarsi e anche a lungo per curare sembrano essere diventati quasi fuori posto, mi auguro che l’albo di appartenenza di medici e psicologi provveda con più ammonizioni o almeno decida di redarre delle linea guida che ricordino la decenza. Se fossi un paziente e dovessi scegliere un professionista a cui affidare la mia vita, soprattutto psichica, uno dei criteri di scelta sarebbe dettato dalla sua vita online, Instagram e TikTok inclusi.
I clinici non possono e non devono diventare influencer, non vendono trucchi o scarpe, ma sapere, sapere essere e la magia della cura e del prendersi cura.

1 Commento. Nuovo commento

  • Ha ragione Valeria. Ho scelto di restare solo su LinkedIn come social anche perchè su di essi e comunque in rete trovo aberrante come ci siano sempre più persone che trattano temi di una profondità e di valori enormi con una superficialità disarmante e di conseguenza potenzialmente allarmante. Sono cose che a me fanno venire i brividi e la cosa più vergognosa e scandalosa è che sempre più spesso queste persone sono degli adulti che pur di apparire e guadagnare consenso non hanno nessuna dignità nel parlare di cose oltretutto che nel 90% dei casi praticamente non conoscono. Tutto ciò è molto pericoloso perchè attualmente ci sono una solitudine ed una precarietà enormi e su queste criticità questi buffoni, irresponsabili e disonesti purtroppo spesso fanno presa perchè dall’altra parte trovano debolezze non aiutate a quindi indifese. Buona Serata Valeria, Angelo

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