Toglietemi tutto, ma non la scrittura

/Toglietemi tutto, ma non la scrittura

Dal mio posto di scrittura, quindi, posto del cuore, vedo l’Etna, un albero di fichi, la pietra lavica di un muro che protegge la mia casa e i miei pensieri, i miei ciclamini e la mia anima.
La colonna sonora rimane il russare del mio inseparabile cane, e l’odore di qualche infuso speziato.
La scrittura è un momento sacro, una pausa dalla vita che da la vita.
È una pausa di riflessione – ma non come quella che utilizza per tagliare la corda chi ha smesso di amare -, una sospensione da quello che abita in noi e che ci disturba.
Con la scrittura ci fermiamo, ci ascoltiamo, elaboriamo e trasformiamo il caos in ordine.
Le angosce in emozioni. Gli eventi in un foglio word.
Durante i momenti di sconforto della nostra vita o i giri di boa dell’affettività, dopo un lutto o un divorzio, o quando siamo stracolmi d’amore, un buon libro – da leggere o da scrivere sperando che diventi “buono”! – può diventare un compagno di viaggio, un amico fidato, un confidente, un contenitore di riflessioni e di emozioni.
Con un libro ti prendi cura di te. Sempre.
Talvolta ne apri uno e trovi un ricordo, uno strafalcione, un segno con il tuo evidenziatore preferito per evitare di smarrire quella parola, quella immagine; insomma parti della tua psiche e del tuo cuore.
Lo sfogli e incontri un’emozione, un pezzetto della tua vita, del tuo passato, del tuo presente, del tuo passato rimosso.
E ancora, una foglia secca o un fiore reciso che ha sigillato un momento d’amore.
Uno scrittore o un giornalista, secondo me, è un collezionista di sogni.
Sogna e fa sognare. Si emoziona e fa emozionare. Ascolta e racconta. Osserva e traduce. Fa leggere e incanta come il pifferaio magico.
Poi ci sono anche gli improvvisatori e i ladri, ma questo è un altro discorso.

By |2018-12-03T07:35:00+00:003 Dicembre, 2018|

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