Spazi ristretti. Occhi dappertutto. Parole abusate e ridondanti, e per di più in spazi ristretti. Fame d’aria e di libertà. Desiderio di spazio e di silenzio. Di lavoro e di altro rispetto alla casa, alla famiglia, al coniuge e al Covid. Questi sono i nuovi scenari delle coppie al tempo della pandemia.
Tutti insieme, ma non appassionatamente.
La vicinanza estrema porta con sè, come effetto collaterale, un desiderio sessuale intermittente che può virare verso una totale estinzione in una dimensione di non sopportazione reciproca. Le coppie che ho ribattezzato “coppie con troppo corpo” sono le coppie a rischio di usura emotiva, candidate alla deriva della stabilità e dell’erotismo.
Dall’altra parte abbiamo le “coppie con poco corpo”. Quelle lat, a distanza. Le coppie che si desiderano e che non si toccano. Che abitano in due case, in due città o in due regioni differenti. Quelle messe in pausa dai decreti, dalle fasi uno e due. Coloro che abitano in un tempo infinito, intrappolati in un eterno presente. I fidanzati, gli amanti, i non congiunti. Coloro che non sono congiunti ma convinti nel loro amore. I dimenticati dalle regole anti-Covid.
La crisi pandemica è diventata generatrice di crisi di coppia e di coppie in crisi.
Quando tutto finirà non ci sarà il tanto atteso baby boom, ma tante coppie squadernate e tanti single diventi soli alla ricerca di anime gemelle. La sessualità, per nascere e per ardere a lungo, deve rimanere figlia della magia e del mistero.
Tra troppo corpo e poco corpo c’è quel luogo magico che si chiama giusta distanza.

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