Una donna nuova, seduttiva, inarrivabile o eccessivamente disponile. Una nuova compagna, una vecchia fiamma. Un’amante appassionata: giovane e in erba, adulta e navigata, o viceversa. Infelicemente sposata o felicemente separata. Un’evasione sentimentale. Una collega, una dipendente, l’amica dell’amica o della moglie. Un momento critico della vita. Un’adolescenza turbolenta. Un orientamento sessuale fuso e confuso. Un’andropausa che atterrisce. Una patologia che cammina sotto traccia.
Questi ed altri scenari fanno sprofondare l’uomo nel baratro della paura, dell’ansia, dell’incognita.
Le reazioni sono le più difformi.
I coraggiosi vanno dal medico, cercano di capire qualcosa di più di quello che gli sta accadendo, vanno oltre il sintomo, programmano delle indagini e accettano delle cure: mirate, risolutive, pensate e prescritte unicamente per loro. Accettano di avere una psiche e decidono di farsela amica.
Gli ansiosi, invece, armati di tanto pudore e altrettanti guai postumi, saltellano da un sito a un altro nel tentativo (vano) di trovare delle terapie fai da te, tra l’afrodisiaco e la sedicente pillola di coraggio.
Poi, in seguito, solitamente molto in seguito, mossi da un attacco acuto di buon senso decidono, sempre in autogestione terapeutica, di sospendere l’abuso del farmaco, perché senza di quello non vivono, non amano, non respirano.
Dopo un estenuante percorso ad ostacoli, senza avere mai analizzato le cause della loro fragilità sessuale ed emozionale, decidono di tenere nel portafogli o nel comodino un morsetto di pillola.
Così si ritroveranno con pillole – blu, gialle, arancio – pericolosamente morsicate come se avessero incontrato un topo.
Quel pezzetto di corazza chimica diventa una sorta di stella in tasca, di talismano, di scacciapensieri e guai orizzontali. Per amare in sicurezza.

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