Quando miracolosamente la vita abita in te e sei doppia per un tempo di nove mesi – ma in realtà lo sei già molto tempo prima e molto tempo dopo -, un incanto avvolge il tuo corpo e il tuo cuore.
Ti senti onnipotente e fragile, felice e triste, coraggiosa e spaventata.
Sei attenta a tutto, fuori e dentro di te.
Senti il tuo bambino muoversi, armeggiare come se avesse un dialogo muto con te, e tu con le sue necessità.
Lo accarezzi, lo rassicuri, gli parli e gli fai ascoltare la tua musica preferita, sperando che diventi anche la sua.
Aspetti l’ecografia mensile per guardarlo con sguardo innamorato e accuditivo, e quando la sonda pressa per vederlo più chiaramente ti sembra di disturbarlo.
Vorresti lasciarlo nel buio del tuo ventre, che in realtà è luce. È caldo. È dondolio. È immenso amore.
Stai attenta a tutto: cibi, spezie, farmaci, umori e malumori.
Diventi il contenitore privilegiato di una vita. Hai il tuo bambino a bordo.
Quando nasce, ti trasformi in una mamma ansiosa e possessiva.
Ti dà fastidio tutto e tutti.
Le intromissioni dei parenti e degli amici, le zie saccenti e le tate.
Tu sei mamma e sai, e sai più di tutti.
Talvolta, colta dal bisogno di proteggerlo ad oltranza, vorresti non averlo mai partorito per non esporlo alle intemperie della vita, ai microbi, al freddo e ai baci invasivi dei visitatori.
Dovrai imparare a fatica a stabilire la giusta distanza tra lui e te. Tra le sue esigenze e le tue mancanze. Tra il suo pianto e le tue paure. Tra la sua fame e la tua ansia di nutrirlo.
Quando diventi mamma vieni invasa da un coraggio mai provato, e allo stesso tempo da infinite paure mia provate.
Ti chiedi se quello che fai per tuo figlio, o non fai, è giusto o sbagliato.
Se il tuo passato affettivo può condizionare il suo futuro.
Se sei una buona madre o una madre buona. Se la scuola che hai scelto è la migliore o la più vicina. Se il suo compagno preferito piace a lui o a te.
Scegli i cibi biologici per il suo svezzamento, anche se niente è più sano del tuo latte e del tuo seno.
Custodisci il suo sonno e culli i suoi mal di pancia.
Metti in ordine la tua vita affinché la sua sia ordinata e migliore della tua.
Insomma, tutto ruota attorno alla sua protezione e cura.
Questa mattina mi è capitato di vedere un social con un neonato esposto come se fosse un trofeo narcisistico, una borsa Gucci, un anello al dito. Consegnato ai follower, senza veli e senza pudore.
In balia di occhi estraenti, di guardoni e di chissà chi, e mi sono chiesta come fa una madre a condividere un figlio.
E se questo figlio un giorno non gradisse le sue foto in pannolino in giro per il web?
Non mi sono data nessuna risposta.
Amare significa anche proteggere un figlio dalla follia di cui noi adulti siamo rimasti prigionieri, tutelarlo dai rischi del nostro egocentrismo e narcisismo imperante.
A quanto pare, dal parto alla profanazione il passo è davvero breve.