Quando hai avuto la fortuna di avere un padre, in quel caso, è per sempre.
Un padre non è esclusivamente chi ti ha messo al mondo, ma chi si è occupato di te con amore, dedizione e cura. Ci sono persone che si accompagnano a te con ruoli parentali e che, per un motivo o per un altro, ti camminano a fianco, ti insegnano e ti accudiscono.
Un padre è colui che c’è quando strilli, quando ti ribelli, quando piangi, quando non lo vuoi accanto.
C’è a distanza, e c’è in silenzio. C’è con le sue parole e con i suoi esempi.
C’è con cose concrete, e c’è con quelle simboliche. C’è se abita nella tua stessa casa, in un’altra, o al cimitero, dentro di te.
Un padre c’è quando hai male al cuore perché un fidanzato è sparito dalla tua vita, o devi fare una scelta lapidaria e definitiva.
Quando fa finta di assecondarti per non farti chiudere a riccio, e invece ti ascolta e ti restituisce con garbo e gentilezza una possibile soluzione.
Un padre è colui che media tra una mamma rigida o troppo morbida e le tue paturnie.
È colui che fa la gimcana tra la tua rabbia e la tua arrendevolezza, placando la prima e trasformando la seconda.
È colui che indossa i panni dell’ago della bilancia: che modera e contiene. Che redarguisce e abbraccia.
Un padre è colui a cui telefoni la sera quando rincasi per sapere come sta e per inondarlo di informazioni: futili, improntati, urgenti. Affinché lui le faccia sue e tu possa sentirti al sicuro tra i suoi pensieri che diventano braccia.
Il bisogno della protezione paterna non ha genere e non ha età; non significa essere vulnerabili o soli. Anche da adulto hai bisogno di un padre.
Da adulto per sentirti ancora adolescente, e da adolescente per diventare adulto.
La nostra società, oggi più che mai, ha davvero bisogno di padri per cercare di arginare questa deriva di valori e di comportamenti a cui stiamo assistendo inermi.
Poi da figlia, un bel giorno, anche tu diventi genitore. Così cerchi nell’uomo che hai sposato il padre che hai avuto, o il suo contro altare. Vorresti che lui, l’uomo che hai al tuo fianco, fosse padre come lo era il tuo di padre; perché, in fondo, non sei venuta su così male.
Ti accorgi però che ognuno è padre a modo suo, e ogni figlio è figlio a modo suo. E che non esistono regole o manuali per l’uso, universalmente applicabili.
Ma il tuo di papà, rimane sempre il più bello e il più bravo che ci sia, o che ci sia stato; e tu, anche se sei mamma, continui a farlo vivere in te con i suoi insegnamenti e la sua infinita dolcezza.
Il mio mi ha fatto il più bel regalo che ci sia e che ancora porto con me: ha creduto in me. Sempre.