Quantità contro qualità della vita sessuale. Due variabili apparentemente antagoniste, in realtà gemelle diverse, l’una il contraltare dell’altra.
Il tema scalda gli animi, e non soltanto degli statisti o dei clinici.
Chi si interroga sul numero esatto dei rapporti sessuali per scongiurare una crisi di coppia.
Uno alla settimana, due, nessuno sembrano essere parametri che ci conducono dall’ansia del tradimento o della crisi di coppia alla dimensione di tranquillità e normalità.
Chi riflette sulla qualità, che come sempre, si trasforma in quantità quando la sessualità diventa emozione e passione.
Spostando per un attimo lo sguardo dal pallottoliere agli usi e costumi sessuali, possiamo osservare uno stravolgimento della vera essenza della sessualità.
Ci siamo impegnati, e anche tanto, nel tentativo di farla diventare ginnica, acrobatica, performante: un vero compito in classe tra le lenzuola.
L’abbiamo traslocata dentro una chat, senza corpo e senza cuore, dietro lo schermo di un computer, per relegarla alla dimensione dell’appagamento solitario o bulimico, tipico dei rapporti usa e getta.
Abbiamo proseguito indisturbati scindendola dall’amore e anche dalla coppia e dal corpo.
L’abbiamo fatta diventare liquida e promiscua, preferendo la quantità alla qualità: di pelle e di sensi.
Abbiamo attribuito alla dimensione quantitativa la funzione parafulmini per arginare il rischio di tradimento e abbandono.
Come recita il titolo di questa mia riflessione, un rapporto sessuale al giorno non toglie l’amante di torno, perché la quantità, spesso agita a sigillo di una presunta normalità emozionale, non tutela dal brivido della scappatella. Che sia online, solo di corpo o di cuore; frequente o saltuaria.
La sessualità per essere piena e vibrante deve coniugarsi con le sue tre meravigliose C: corpo, cuore e cervello, che la rendono “qualitativamente” e sorprendentemente resistente alle tentazioni.

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