Era una nonna, aveva cresciuto due figli e quattro nipoti. Aveva affrontato una guerra, onorato due mutui, messo da parte la pensione per aiutare la figlia precaria, e ha anche pagato l’asilo per il tanto amato nipotino. Quel pulcino che aveva visto nascere e crescere. Lo stesso nipote che oggi ha ricevuto una drammatica telefonata dall’ospedale che annuncia la sua morte. La sua tanto amata nonna non è sopravvissuta al coronavirus. Diatribe grammaticali a parte – chi puntualizza che non si muore “con “ il coronavirus ma “per” il coronavirus, ma non vedo cosa cambi! -, sua nonna non c’è più. È morta da sola senza nessuno al suo capezzale, senza guardare negli occhi le persone che ha amato e protetto per tutta la sua vita, per non avere troppa paura. Nessuno le ha accarezzato una mano dicendole che andrà tutto bene. Che i suoi nipoti la terranno per sempre nei loro cuori. Che deve stare serena, che troveranno un modo alternativo per stare in contatto, sempre. In sogno, con i ricordi, con le tradizioni, con tutto quello che lei, con immenso amore, ha donato loro.
No, lei è morta da sola, senza una persona cara o amica al suo fianco.
E per di più senza il suo funerale. Quel rituale di passaggio che accompagna le persone altrove. Il funerale è un modo per zittire la paura, per far incontrare e riunire la famiglia attorno a chi non c’è più.
L’antropologia e la psicoanalisi ci hanno fatto riflettere sull’importanza del rito. Che abbia un fine sociale o che sia strettamente personale, il rito attiva una partecipazione emotiva profonda: aiuta, chiarisce le emozioni, le strappa al caos e le consegna all’ordine, dà valore a quanto abita nel profondo.
Il Piccolo Principe, parlando del rito, dice alla volpe:
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, alle tre io comincerò a le essere felice. Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Il rito è quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore”.
Il rito, che sia amoroso o luttuoso, ci aiuta a elaborare le emozioni, anche le più scomode e dolorose. Il rito, nel caso della morte, è quel passaggio che consente non solo di vivere fino alla morte, ma di vivere e condividere la propria morte con le perone amate.
Al di là delle parole, il funerale è l’ultimo saluto ritualizzato per mettere insieme i cocci di quello che abbiamo provato e quello che ci continuerà a mancare.

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