Essere madre è un’alchimia e un tormento. Una madre diventa madre con il cuore e con la mente, soltanto dopo con il ventre.
Il desiderio di maternità straripa, squaderna e scompagina ogni certezza e ogni progetto. Non conosce lucchetti o vicoli ciechi.
Quando un figlio abita l’utero, i suoi movimenti e battiti zittiscono tutto quello che è altro da lui, o fuori da lui.
Quando, dopo nove mesi, lascia il grembo e transita alle braccia, una mamma diventa possessiva e protettiva. Animalesca e territoriale, talvolta, vorrebbe non averlo mai partorito, pur di proteggerlo.
Quando sei madre, rimani in perenne apnea: le sue conquiste diventano le tue gioie, le sue ansie le tue ansie. Ogni bivio esistenziale o emozionale diventa il tuo tormento, e nel silenzio delle parole mute, osservi e rispetti i suoi bisogni.
La scuola con i suoi svariati inserimenti e nuovi compagni, con le sue prime separazioni e paure dell’abbandono, con i suoi compiti in classe, diventano tappe di coppia.
Ogni tappa, ogni inizio e ogni fine, una mamma li vive due volte nella vita: la sua e quella del suo bambino.
Tutto risuona in maniera amplificata, in totale stereofonia dell’esistenza.
Essere madre è affascinante e al tempo stesso faticoso.
Ti senti onnipotente e fragile.
Coraggiosa e spaventata. Combattiva e arrendevole.
Una madre si preoccupa e deve smettere di farlo.
Deve proteggere e al tempo stesso lasciare sbagliare e cadere il suo bambino, affinché impari. Affinché diventi migliore.
Non può sostituirsi a ogni sua incombenza perché significherebbe precludergli un’esperienza.
Così, a volte si sente una elefantessa, invasiva e onnipresente, altre volte un’ombra evanescente.
Poi un giorno cresce.
Si trasferisce dentro una chat, e diventa inaspettatamente sorridente. I sintomi ci sono tutti: innamoramento in corso.
Tu mamma vorresti dirgli tutto: come funziona il mondo, le amiche, le donne, gli uomini, insomma, l’amore.
Vorresti donargli la tua stessa pelle per proteggere la sua.
Trasferirgli con la forza di un abbraccio, astuzia, strategie, le tue esperienze, soprattutto le più dolorose.
Ma puoi soltanto stare alla giusta distanza a osservare che non si faccia troppo male.
Una madre è tutto un po’: è un’infermiera e al tempo stesso una psicologa, una strega quando rimprovera, una cuoca quando consola, è un bancomat e un taxi, soprattutto in adolescenza, è una sveglia, affidabile e puntuale.
È un cerotto per l’anima, quando va in frantumi.
Essere madre non contempla nessun equilibrio e nessun sentiero pianeggiante, è un cammino impervio, tra ponti levatoi e abissi.
Una madre non sente nessun dolore e nessuna fatica, a ogni strappo segue una riparazione, a ogni deriva un abbraccio.
Una madre sa bene cosa siano i sacrifici, ma non li considera tali.
Li fa e basta. Sono i sacrifici d’amore, quelli fatti in nome di un amore supremo: quello discendente. Da madre in figli.

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