Esattamente come le ciliegie, ma di rosso hanno soltanto la rabbia che lasciano in corpo e nel cuore, gli amori sbagliati succedono e si succedono.
Per una sorta di destino avverso o di buco nel cuore, proseguono indisturbati a mietere vittime.
Quando un amore letale appare all’orizzonte come un fulmine a ciel sereno, scatena un cortocircuito della razionalità, contro il quale non c’è prevenzione che tenga.
Ecco che si concretizza dal nulla: l’uomo o la donna sbagliata al momento giusto; in un momento di fragilità dell’esistenza.
“Soffro, quindi amo”, diventa il mantra di chi soffre per amore; come se amare dovesse obbligatoriamente coniugarsi con strazio, lacrime e sangue, gastrite e colite. E visto che non esiste un galateo sentimentale, tantomeno un bugiardino per evitare un surplus di sofferenza, non resta che smascherare in largo anticipo l’amore tossico. Per quanto si presenti sotto mentite spoglie, travestito da narcisista gentiluomo, o gentildonna, da partner passivo-aggressivo, da incantatore di serpenti, il denominatore comune è sempre lo stesso. È un amore amaro e avaro, bigamo e sfuggente. Orfano di progetto e di sonno ristoratore.
Lasciare andare un cattivo amore o un amore cattivo, diventa l’unica strada per la salvezza del cuore e del corpo. Alla fine del cammino di cospirazione e di separazione, appare la gratitudine per chi andandosene ha lasciato in dote nuove e più vibranti possibilità. Quando un amore tossico giunge alla fine, non è un vuoto che lascia, ma spazio.

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