Walt Disney, l’assurdo e il politicamente corretto

Ieri sera ascoltavo il telegiornale e tra le solite notizie di morti, feriti, contagiati e la notizia straziante di un altro bambino morto, ce n’era una a dir poco esilarante.
La Walt Disney si confessa e si giustifica. Due notizie assurde e impavide che ricordano tanto l’impossibile coesistenza del diavolo e l’acquasanta.
Un bambino, anzi due, sotto i fumi del web e dei social si suicidano e i cartoni più cartoni che si siano diventano fuorvianti per la nostra salute psichica, quindi, caldamente sconsigliati ai bambini al di sotto dei sette anni.
Del politicamente corretto, assolutamente miope, non se ne può più. I cartoni di Walt Disney sono belli, ineguagliabili, educativi, suggestivi.
Insegnano e propongono cose e persone buone e brave. Ti strappano (e ti instillano) dal cuore quello che non pensavi di avere. Li guardi e ti identifichi nel buono e nel cattivo, sperando di non diventare come lui, nel gatto e nel cane, finanche nello spaghetto di Lilly e il vagabondo.
Siamo diventati permalosi, ossessionati dalla caccia allo stereotipo. Veniamo tacciati di essere omofobi, sessisti, razzisti.
Adesso anche il cartone animato più amato di sempre deve giustificare, e per di più con data retroattiva, i suoi presunti messaggi fuorvianti.
Nel frattempo, in modo anomalo e paradossale, assistiamo inermi alla presenza di minori sui social, avallati dalla pericolosissima assenza di controllo e di adulti.
Quindi, che ben vengano il gatto asiatico e Peter Pan, Dumbo e anche il meraviglioso libro della giungla, orgogliosi di avere cresciuto folti schiere di sognatori.

2 Commenti. Nuovo commento

  • Assolutamente d’accordo! alla base del cosiddetto “politicamente corretto” ci sono malafede, qualunquismo e ignoranza

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  • Perfettamente d’accodo con la dottoressa Randone
    Mi viene comunque il sospetto che molte notizie siano pubblicate ad arte da qualche categoria di giornalisti presi da un delirio di onnipotenza

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