Un passo si alterna a un altro, la porta di casa si socchiude e un figlio con la fidanzata scappa dalla finestra per non farsi trovare in intimità.
Questo è lo scenario che caratterizzava la famiglia italiana delle vecchie generazioni, oggi sembra essere cambiato tutto.
In bene o in male non è dato saperlo. Tra genitori e figli c’era quel distacco – che non equivale alla mancanza di amore e sostegno, ma sanciva i ruoli che di certo non erano amicali – che tutelava entrambi nel cammino condiviso.
In passato, infatti, la sessualità dei figli veniva nascosta e taciuta ai genitori. 
I ragazzi aspettavano con ansia che la casa fosse libera per poter fruire del lettone genitoriale, in un clima di furtività e riservatezza, cancellando poi, con cura, ogni possibile traccia post-intimità. Oggi, il divario generazionale tra genitori e figli è meno evidente e marcato; in alcune famiglie del tutto estinto. La comunicazione è circolare, spesso simmetrica, svuotata di ogni forma di autorevolezza comunicativa.
I ragazzi, infatti, sin da adolescenti non nascondono la loro vita sessuale ai genitori, reclamano la casa libera, i loro spazi, le loro necessità. Addirittura il lettone genitoriale!

E’ giusto cedere il lettone ai figli?
Alcuni genitori moderni considerano utile averli sott’occhio. In casa. Nei paraggi. Serenamente e senza tabù. Mentre i genitori guardano serenamente la tv in soggiorno, vengono consumati amplessi nella camera accanto dai figli ancora adolescenti, o maggiorenni, ma pur sempre figli. Senza scaldali e ansie.
Considerano una soluzione migliore saperli in camera da letto, piuttosto che immaginarli in auto, magari a rischio di guai o di guardoni.

La sessualità dei figli disturba i genitori
Ricevo molte e-mail di madri e padri confusi e preoccupati dalla difficile gestione della vita intima dei loro figli, mi chiedono se è giusto o meno cedere la casa, fare finta di non sapere, oppure, condividere il loro progetto di intimità casalinga. L’argomento non è affatto semplice e dalla facile lettura. 
Ogni nucleo familiare dovrebbe trovare le proprie regole; non esistono regole comportamentali uguali per tutti i figli e per tutti i genitori. Le scelte andrebbero effettuate in funzione della morale, della religione e delle abitudini della famiglia, regole dette e non dette.
Considerare inoltre l’età dei figli, le loro richieste, la presenza o meno di fratelli minori in casa e, soprattutto, la “difesa dell’intimità” di tutti:  grandi e piccoli. 
La vita sessuale è caratterizzata da una dimensione di segretezza, di riservatezza: è un legame segreto e speciale, una conquista. Cedere il lettone genitoriale, “luogo simbolico” di una vita adulta e per di più dei genitori, a mio avviso, potrebbe rendere meno autorevole il ruolo dei genitori stessi. 
Il “nido d’amore” non va ceduto, ma nel tempo conquistato, con segretezza a trasgressione. Sapere che un figlio ha una vita intima, emozionale e sessuale, da parte di un genitore, rappresenta un “valore aggiunto” alla comunicazione tra genitori e figlio – per evitare che il figlio prima o poi incorra in possibili guai orizzontali in luoghi pubblici e poco protetti -ma cedere il talamo coniugale ha un altro significato e potrebbe creare confusione tra i ruoli.
Anche la vita intima dei genitori andrebbe protetta, non condivisa, o lasciata in balìa dei figli. 
Sarebbe ottimale mantenere un clima di riservatezza e segretezza sulla sessualità dei genitori, vissuta. aperte chiuse. I figli infatti immaginano i genitori sessuati, ma non condividono con loro la loro intimità e sessualità. Oggi, un errore frequente che caratterizza la comunicazione in casa è la condivisone delle abitudini sessuali da padre in figlio, in virtù di quella ritrovata nuova “amicizia”, a metà tra presunta confidenza e catastrofe comunicativa.
Empatia, sintonia, confidenze comunicazionali, ma spazi e luoghi separati e riservati, in funzione della difesa dell’intimità di tutti gli attori del nucleo familiare.

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Dottoressa Valeria Randone

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