In passato, la sessualità dei figli veniva negata, non immaginata, nonché, nascosta e taciuta ai genitori.
I ragazzi aspettavano con ansia che la casa fosse libera per poter fruire del lettone genitoriale, in un clima di furtività e riservatezza, cancellando poi, con cura, ogni possibile traccia post-intimità.
Oggi, il divario generazionale tra genitori e figli sembra non esserci più, sembra inoltre essere meno evidente.
La comunicazione è circolare, spesso simmetrica, svuotata di ogni forma di autorevolezza comunicativa. I ragazzi, infatti, già da adolescenti non nascondono la loro vita sessuale ai genitori, reclamano la casa libera, i loro spazi, le loro necessità e i lettone genitoriale!

E’ giusto cedere il lettone ai figli?
E’ utile sapere che mentre i genitori guardano serenamente la tv in soggiorno, vengono consumati amplessi nella camera accanto?
Meglio saperli in camera da letto o immaginarli in auto, magari a rischio di guai?

La sessualità dei figli disturba i genitori?
Ricevo molte email di madri e di padri confusi e preoccupati dalla difficile gestione della vita intima dei loro figli, mi chiedono se è giusto o meno, cedere la casa, fare finta di non sapere, oppure, condividere, negare.
L’argomento non è affatto semplice e dalla facile lettura.
Ogni nucleo familiare dovrebbe trovare le proprie regole; non esistono regole comportamentali uguali per tutti i figli e per tutti i genitori.
Le scelte andrebbero effettuate in funzione della morale, della religione e delle abitudini della famiglia, regole dette e non dette.
Considerare inoltre l’età dei figli, le loro richieste, la presenza o meno di fratelli minori in casa e, soprattutto, la “difesa dell’intimità” di tutti, grandi e piccoli.
La vita sessuale è caratterizzata da una dimensione di segretezza, di riservatezza, è un legame segreto e speciale, una conquista.
Cedere il lettone genitoriale,“luogo simbolico” di una vita adulta e per di più dei genitori, a mio avviso, potrebbe rendere meno autorevole il ruolo dei genitori stessi.
Il “nido d’amore” non va ceduto, ma nel tempo conquistato, con segretezza a trasgressione.
Il sapere che un figlio ha una vita intima, emozionale e sessuale, da parte di un genitore, rappresenta un “valore aggiunto” alla comunicazione tra genitori e figlio, per evitare che il silenzio e la menzogna ammantino la comunicazione, e per evitare che il figlio prima o poi incorra in possibili guai orizzontali.
Anche la vita intima dei genitori andrebbe protetta, non condivisa, o ragata in balìa dei figli.
Ottimale sarebbe mantenere un clima di riservatezza e segretezza sulla sessualità dei genitori, i figli infatti immaginano i genitori sessuati, ma non condividono con loro la loro intimità e sessualità.
Oggi, un errore frequente che caratterizza la comunicazione in casa, è la condivisone delle abitudini sessuali da padre in figlio, in virtù di quella ritrovata nuova “amicizia”, a metà tra confidenza e catastrofe comunicativa.
Empatia, sintonia, confidenze comunicazionali, ma spazi e luoghi separati e riservati, in funzione della difesa dell’intimità di tutti gli attori del nucleo familiare.

Dottoressa Valeria Randone