La figura dello sfigato

Buongiorno dottoressa,
ho cinquantasei anni e sono sposato da ventitre.
Ho due figli. Dopo la morte di mio fratello (che ho assistito fino alla fine), sono venute al pettine tutte le mie insoddisfazioni, delusioni e fallimenti già esistenti da anni e mai affrontati da entrambi, con un silenzio intenso e con una attenzione data solo ai figli.
 Vorrei iniziare una nuova vita, ma penso ai ragazzi che amo molto e per i quali ho sacrificato questi anni sperando che cambiasse qualcosa, ma nulla cambia se non lo vogliamo veramente. In più lavoro da un anno con una collega (sposata con figli e con un matrimonio fatto di alti e bassi come da prassi) ma penso di essermi innamorato di lei perché ha un forte senso della famiglia, rispecchia la compagna che avrei voluto avere oltre ad essere una donna intelligente ed attraente.
Non so cosa fare e cosa dire, non vorrei fare la figura dello sfigato. 
Saluti

Buongiorno Marco,
partirei dalla fine della sua e-mail. Perché dovrebbe fare la figura dello sfigato? Termine talmente abusato da diventare ridondante e, secondo me, privo di significato. Una persona che smette di amare, che affronta una crisi di vita e che accompagna un fratello alla morte, che cerca di capire cosa vuole nella vita nel rispetto dei propri affetti e dei propri figli, secondo lei, è una persona stupida? sfortunata? priva di pregi o di attrattive?
Secondo me no! È invece una persona intellettualmente ed emotivamente onesta che sta affrontando il dolore per cercare di capire quale vita desidera condurre e quale soprattutto non desidera più abitare. I figli respirano la stessa aria che si respira in casa. Se c’è amore respirano amore, se c’è astio respirano astio, se c’è ambivalenza respirano ambivalenza, e se c’è onestà impareranno soprattutto ad essere onesti con loro stessi.
Si chieda soprattutto, da solo in compagnia di un professionista, se il coinvolgimento per questa sua collega è la logica conseguenza del fallimento del suo matrimonio, se si tratta di un amore traghetto, di un amore reale, di un antidolorifico, di altro.
Si chiede inoltre, sempre con l’aiuto di un professionista, se il suo matrimonio ha in sé ancora il seme della rinascita.
Un caro saluto

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