Quando riapro lo studio dopo le vacanze estive, mi chiedo sempre chi tornerà in seduta e chi invece scapperà via mosso da meccanismi di difesa o dal fascino delle facili risoluzioni vacanziere.
Penso e ripenso alle coppie traballanti che mi hanno consultata a ridosso delle vacanze: con urgenza, virulenza, come se si trattasse di una terapia salva vita, come se fossi la loro ultima spiaggia terapeutica.
Prima dell’inevitabile incontro con un legale. Prima dei sabati alternati e degli zainetti sempre pronti.
Prima dei ricatti e degli alimenti, quando l’oblio e la rabbia gli farà fare e dire cose indicibili e non fattibili, dimenticando di essersi un tempo amati.
Sono coppie ferite, maltrattate dal silenzio e delle verità taciute. Sono coppie arrabbiate e rabbiose che vengono in consultazione soltanto per dimostrare a sé stesse di aver tentato tutto.
Talvolta questo tutto accade quando è davvero troppo tardi, ed è veramente difficile poterli tirare fuori da quel buco nero nel quale sono caduti.
Un buco nero fatto di ferite che prendono il posto della cicatrizzazione, di silenzi che diventano rumorosi e taglienti, di amanti stagionali diventati compagni di letto e di vita.
Quest’anno, al rientro dalle mie vacanze estive, mi sono profondamente addolorata perché due coppie che avevo visto in luglio, non sono sopravvissute alle intemperie di agosto.
Il mese più freddo dell’anno.
Ho tagliato i loro nomi dalla mia agenda e nel mio cuore è rimasto un ricordo nitido dello sguardo liquoroso e spaventato di lei, e dello sguardo incredulo e punitivo di lui.
La colpa, come sempre, è stata addossata all’amante, ma in realtà chi ha tradito chi non è dato saperlo.

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