Ansioso e ansiogeno non sono la stessa cosa. Un genitore, un amico, un partner possono essere ansiosi. Possono reagire con ansia a tutte le intemperie della vita. Alla quarantena, alla pandemia, alla paura delle malattie e della morte, banalmente all’imprevisto.
Possono mettere in scena le più mirabolanti strategie comportamentali e anche le fughe, semplicemente. Rintanarsi in casa, in stanza, in auto. Evitare i contatti con le persone, con le cose, con le maniglie, con il mondo. Più controllano e più hanno bisogno di controllare. L’ansia genera ansia e il gioco è fatto: dalla giostra nevrotica è difficile scendere causa capogiri invalidanti. Un partner ansioso, per esempio, può diventare ansiogeno: colui che dispensa abbondanti dosi d’ansia. Dissemina ansia a profusione: contagia affetti, amici, abitanti della stessa casa, gruppi di whatsapp. Ogni notifica diventa messaggera di oscuri presagi. Presunti e presenti contagiati a piede libero che diventano contagianti e minacciosi. Il virus dilaga e le notizie, false soprattutto, rimbalzano da un gruppo a un altro deflettendo l’umore e facendo impennare la colonnina del barometro del vivere in due verso l’irascibilità del partner psichicamente sano.
Insomma, un partner o un parente ansiogeno diventa un portatore sano di contagio. Il partner ansioso diventa ansiogeno per diventare angosciante. Estenuante, logorante, usurante. Anche il cuore si ammala.

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