Demon du midi: tradimento e crisi di mezz’età

Gentile Dottoressa Randone, 
le scrivo perché affranta e confusa dal dolore che la scoperta di un tradimento mi ha regalato.
Sono sposata da ben 22 anni, sono ancora una bella donna di 50 anni ben portati, e pensavo di essere felicemente sposata.
Mio marito, un professionista affermato e appagato (pensavo), da un paio d’anni ha iniziato a dare segni di squilibrio psichico. Da un paio d’anni, più o meno in occasione del suo cinquantesimo compleanno, ha iniziato a lamentarsi di tutto. Aveva paura degli anni che passavano, del corpo che sfioriva – fa tennis e mi creda non è per niente sfiorito -, mi tormentava con un bisogno, quasi compulsivo, di uscire, di organizzare viaggi, cene, gite. Era un fare ininterrotto. E io non ne potevo più.
Stare accanto a lui era diventato un secondo lavoro. Rincasavo e tutto ricominciava.
Io però, nonostante tutto e nonostante le fatiche del quotidiano, l’ho sempre assecondato, talvolta (spesso) dimenticando me stessa. Sempre pronta, ben vestita, disponibile, tra amici (suoi) e svaghi (sempre suoi), tra pieghe dal parricchiere fatte in orari improbabili, tacchi e vacanze, nel tentativo di arginare questa sua inquietudine e questo suo malessere. Io, dal canto mio, mi sentivo sempre sbagliata e inadeguata.
Un bel giorno, sbirciando il suo cellulare e frugando WhatsApp, scopro che questo suo disagio aveva un nome, un cognome, ed era anche giovane e bella.
Mi ha tradita e chissà da quanto tempo con una sua collega bella, temeraria, poco accomodante e soprattutto cinguettante.
Che fare Dottoressa? Sto male, malissimo. Sono stata tradita e mi sono tradita da sola, non ascoltando le mie reali esigenze del cuore. Mi separo o ricomincio?
Sono confusa e addolorata.
Un caro saluto. 
A.
 
Cara A,

temo che suo marito stia passando la fase detta “demon du midi”: quel momento della vita in cui si comincia a pensare che la vita stia diventando a termine, che ogni attimo vada vissuto appieno: senza riserve, censure e rimpianti. Talvolta senza pause o silenzi.
Che tutto debba essere colto al volo, anzi fagocitato, per paura che la giovinezza e la salute non tornino più, e che del domani non ci sia certezza. 

Poi il dramma dei drammi: il tradimento, causa e conseguenza di questo periodo dell’esistenza.

Non un tradimento qualsiasi, ma quello generato dalla pericolosissima “crisi di mezz’età”, conosciuta anche come Sindrome di Peter Pan.
Una temibile patologia, molto ma molto contagiosa e pandemica, che colpisce gli uomini e le donne giunti alle soglie dell’età matura che mal accolgono il cambiamento considerato e vissuto, più che altro, come l’inizio della fine.
Da quanto leggo, questa donna così cinguettante, sembra che sappia il fatto suo: temeraria, seduttiva, poco accondiscendente.
Cara A, dopo questa bella doccia fredda non può fare altro che rianimarsi, rialzarsi, ripartire da sé stessa: essere meno gheisha e decisamente meno crocerossina.
Cominci ad uscire, se le va, curata e ben vestita, ma per sé stessa, non per lui, non per nessun altro al di fuori di lei e del suo più profondo sentire.
Inizi, quando ne sentirà il bisogno e quando le ferite faranno meno male, ad andare al teatro, al cinema, a cena con le amiche, a praticare, non so, uno sport, una passione, un piccolo giardino segreto da coltivare in solitudine. Quella creativa, non quella subita o difensiva.
Consigli forse banali, ma spesso il problema è che questi uomini vivono troppo tranquillamente nelle loro belle case ben funzionanti, con mogli molto pazienti, accuditive e tolleranti, sempre a disposizione della loro inquietudine.
Lei, con tanta pazienza e fatica, può anche perdonare, ma se l’inquietudine rimarrà ancora una vostra poco gradita inquilina, suo marito sarà ancora un uomo irrisolto e pauroso. Il perdono non diventa l’inizio di una reale ricostruzione, ma un cerotto transitorio per il suo dolore, nel tentativo di mettere a tacere i suoi sensi di colpa.
La ricostruzione obbliga al dialogo, all’onestà mentale ed emozionale.
Coraggio, cambiare è possibile.
Un caro abbraccio.

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