Sembrano argomenti disgiunti tra di loro, ma in realtà sono più intimi di quanto si possa pensare.
In un’epoca di corpi esposti e passioni esibite, la mancanza d’orgasmo – nella donna e nell’uomo, perché il disagio non conosce genere – è sempre più diffusa. La prima domanda che viene da porsi è perché. Come mai quando due corpi si uniscono, l’incontro non sfocia in un amplesso reciproco?
La prima risposta che viene da darsi è: perché la sessualità, l’intimità e il piacere non dipendono esclusivamente dall’incontro tra due genitali, mentre i legittimi proprietari dei genitali sono due perfetti estranei.
Perché la sessualità obbliga alla reciprocità, all’ascolto del cuore e del corpo, e alla fiducia. I francesi chiamano l’esperienza orgasmica piccola morte.
La petite mort è un’espressione francese, utilizzata poi anche in altre lingue, per indicare lo stato psicofisico successivo all’orgasmo. Per “morire”, anche in maniera transitoria, quindi con e per un partner, bisogna fidarsi di lui, di lei.
Non si può morire con uno sconosciuto, con un estraneo.
La mancanza d’orgasmo non è una malattia congenita e non è una malattia cronica, ma è la spia lampeggiante di qualcosa che in fondo non va: dentro chi ne soffre o dentro la relazione. Curarla è assolutamente possibile.
Continuate a pensare all’orgasmo come a una forma di scarica ormonale senza relazione e senza emozione equivale ad avere una visione miope e mutilante della polisensorialità legata alla sessualità.

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