Quattordici e diciassette. Lei novant’anni. Due ragazzini amici del nipote dell’anziana signora catturano la sua fiducia e si fanno aprire casa. Trattandosi di una nonna e di due ragazzini, che gli sarebbero potuti venire nipoti, non è stato poi così complesso intrufolarsi in casa sua.
La strattonano, la derubano, la violentano e la lasciano in prognosi riservata. Praticamente in fin di vita.
Ci sono bravate e bravate. Furti e furti. E violenze e violenze.
Nessuna violenza è giustificabile e nemmeno comprensibile, ma in questo caso mi chiedo cosa abbia spinto questi due adolescenti a violentare quest’anziana signora che gli avrebbe dovuto ricordare la loro nonna, dopo averla derubata. Una bravata? Un atto goliardico? Un attacco acuto di perversione vissuto nello stesso istante? Lo sfogo dei loro impulsi più beceri?
Non sono riuscita a darmi una risposta che potesse sedare il mio stupore e stemperare la mia rabbia.
Non credo si tratti di gerontofilia – l’amore e l’attrazione sessuale per le persone anziane – né di un gesto che potesse ricordare una parafilia con le sue complessità e fragilità.
E poi, una parafilia in stereofonia non si è mai sentita, solitamente, i nuclei parafilici si muovono nel sotto bosco psichico, tra vergogna e senso di colpa.
Non credo nemmeno che si trattasse del tanto abusato mancato superamento di qualche complesso o di qualche presunto trauma psichico.
Escluderei anche, a priori, il tentativo goliardico di sesso di gruppo, viste le condizioni di salute e fisiche dell’oggetto del desiderio.
Credo, invece, che l’eccitazione sincrona e animalesca sia stata elicitata da una persona non consenziente: oggetto e soggetto di umiliazione e sofferenza.

Fonte: La Stampa