Ghosting. Storia di una sottomessa

Ho prestato la mia penna a Claudia, nome di fantasia, abbandonata da colui che credeva essere il suo grande amore.

È sparito! È sparito così all’improvviso, e io sto male da morire. Era amorevole, presente, iper presente. Mi inondava di messaggi d’amore e di cura. Mi svegliavo al mattino e sapevo già di trovarlo in chat. Spegnevo il cellulare quando la mia giornata si concludeva, solo dopo avere ricevuto il suo ultimo messaggio della buona notte che mi consegnava al sonno e a me stessa. Rassicurava me e rassicurava lui.
Avere il cellulare straripante di messaggi mi faceva sentire meno sola. Quelle notifiche così scintillanti, il suono dei messaggi mi faceva salivare come il cane di Pavlov e mi riportava sempre a lui.
Abitavo dentro una chat e questo mi faceva stare bene. La nostra vita insieme sotto il sole era inusuale e anche molto diradata nel tempo. Troppo lavoro, diceva lui. Mancanza di priorità, dicevo io.
Ma, in fondo, pur di non perderlo a me stava bene così. Era morboso, controllante, geloso, furioso.
Mi ero abituata alle sue infuriate e quando non c’erano o per un motivo o per un altro si intiepidiva, mi spaventavo. Avevo paura di perderlo.
Avevo il terrore che smettesse di amarmi e di desiderarmi. Avevo paura di sparire nel nulla. Avevo paura del mio nulla. Ero viva solo tra le sue braccia.
Pian piano, avevo ridotto la cerchia delle mie amicizie. Matilda, la mia amica di sempre, mi diceva che ero diventata una sociopatica sottomessa, e che lui, il mio lui, era uno psicopatico narcisista. Matilda era eccessiva, ma sapevo bene che nel suo essere eccessiva mi proteggeva, soprattutto dalla mia dipendenza affettiva.
Non avevo nessuna voglia di ascoltarla e così, giorno dopo giorno, mi sono allontanata da lei sino a non cercarla mai più. Feci la stessa cosa con mio fratello e con mia madre sino a rimanere del tutto da sola.
Poi, un bel giorno, il mio grande amore pensa bene di sparire nel nulla.
Matilda mi dice che stava facendo ghosting, la cattiveria delle cattiverie.
Si trattava di un atteggiamento passivo-aggressivo. Praticamente sparisce nel nulla. Nessuna parola, nessun dialogo, nessuna spiegazione, nessuna lettera d’amore, nessuna chat, nessun SMS. Un assordante silenzio si era impossessato di me.
Mi faceva male il cuore. Non respiravo. Avevo smesso di mangiare. Aveva ragione Matilda: ero una sociopatica sottomessa.

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