Gli amputati in amore

Gli amputati sentono dolori, solletico, praticamente tutto, alla gamba che non hanno più. In clinica questo dolore si definisce dolore all’arto fantasma. Ma il dolore non è un fantasma, bensì reale.
In amore, o meglio quando un amore non c’è più, accade la stessa cosa: si ha male all’altro.
Il dolore all’arto fantasma in amore è quello che cercava di descrivere poeticamente e magistralmente Roland Barthes nel suo manuale di sopravvivenza per gli innamorati: “frammenti di un discorso amoroso”.
Quando Giuliana, nome di fantasia, è stata abbandonata dall’uomo che pensava essere l’uomo della sua vita per sempre, mi porta in studio tutto il suo dolore, la sua perdita, il suo lutto senza bara. Mi deposita li, in quel luogo di cura, il suo dolore da amputata.
Si sentiva esattamente così lei senza di lui: lo sentiva dove non c’era più. Aveva male all’altro. Lo vedeva dove non c’era, ne sentiva l’odore anche in sua assenza, credeva di averlo introiettato anche se lui abitava in un’altra città. Ne era certa: lui abitava dentro di lei pur abitando altrove.
Chi ha subito o ha dovuto agire un abbandono inizia a pensare all’ex amore come non immaginava che potesse mai accadere. Lo vede dove non c’è. Lo sente parlare nel silenzio. Nel sogno, nei sogni ad occhi aperti. Si sveglia all’improvviso immaginando di sentirsi guardato a sua volta. L’immagine dell’altro interiorizzata diventa compagnia e dannazione, persecuzione e conforto.
Perché non tutti gli amori sono uguali: alcuni sono acque calme altre in tempesta.
Ci sono amori che consumano, che fanno ammalare, che bruciano di passione. Che regalano l’illusione di essere felici anche in mezzo a tante bufere, e dopo, a bufera ultimata, rimane la mancanza della tribolazione. Dell’inquietudine.
Perché, nonostante l’amore dovrebbe far stare bene, c’è chi non è fatto per i legami tiepidi, per le navigazioni senza sussulti, per i piccoli turbamenti, per le sensazioni ponderate, per i dialoghi banali.
C’è chi ha necessità del turbinio di un solo amore, dell’intensità della vetta e dell’abisso del baratro, dell’amore apocalittico. E non riesce ad accontentarsi e a placarsi, anche a costo della sua stessa vita.

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