I bugiardi e i veritieri patologici

I bugiardi patologici e i veritieri patologici hanno molto in comune: non sanno stare zitti e non conoscono l’eleganza del silenzio.
I primi mentono consapevoli di mentire. Lo fanno sempre e lo fanno talmente tante volte che finiscono per credere nelle loro bugie e a identificarsi in loro: diventano le loro bugie. Cosi, pian piano, i bugiardi patologici perseverano nel loro cammino a senso unico lastricato di menzogne.
I veritieri patologici sono coloro che tendono a raccontare, raccontarsi, parlare, giustificare, giustificarsi, anche quando non sono chiamati a farlo. La verità viene sempre prima di tutto e tutti, anche a costo di mietere vittime, per salvare la loro presunta coscienza.
Quindi, ricapitolando, nell’immaginario collettivo ci sono le bugie bianche e le bugie nere. Quelle bianche sono definite buone e utili, e tengono celate le cattiverie altrimenti insopportabili. Quelle nere sono dette o meglio recitate per ingannare e per avere un tornaconto personale.
Il tradimento, per esempio, è un classico delle menzogne da dire e confessare o da non dire e omettere con eleganza.
Ci sono tradimenti occasionali e altri stabilmente presenti nella vita di alcune persone.
Quelli occasionali possono passare sotto silenzio o venire sbugiardati o confessati, così come quelli di lungo corso.
Entrambi, a un certo punto, possono essere negati anche dinanzi a ogni evidenza o confessati a fine storia.
Nel primo caso, si omette la verità sino a una profonda identificazione con la menzogna. Nel secondo, si confessa per ripulire la coscienza e punire l’altro con un eccesso di verità: una sorta di vendetta in maschera.
Il tema bugie, bianche o nere che siano, e verità è molto complesso, soprattutto in amore e tornerò a scriverne in seguito.
Per finire, esistono davvero le bugie necessarie? Le famigerate bugie bianche? le false verità? le verità ad oltranza? la coscienza lavata? la catarsi? la confessione quando non c’è più niente da fare o non viene richiesta?
In fondo esistono le menzogne e le verità, e poi esiste il silenzio.
Quella bocca elegantemente chiusa che sigilla le parole a vanvera e che regala dignità al non detto.

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