La differenza tra desideri e diritti

In un momento storico di caos assoluto. Di anarchia sentimentale e relazionale. Di diritti sbandierati al vento del possesso, dell’egoismo e del narcisismo, senza mai fare riferimento ai doveri, tutto sembra essere diventato lecito.
In questo caos cosmico, il tema della genitorialità rimane al centro dei dibattiti più cocenti che ci siano.
Un figlio per tutti: anziani, single, soli, coppie omoparentali, infertili. L’adozione viene considerata sempre di più una scelta faticosa e di serie B.
A prescindere dall’età, dal percorso che porterà alla fabbricazione del nascituro e dal suo futuro benessere.
Mi chiedo se in questo urlare collettivo – spesso tra non clinici – c’è qualcuno che abbia veramente a cuore la salute psichica del bambino che nascerà.
Un bambino che diventerà orfano anzitempo. Che dovrà accudire i genitori anziani già da adolescente, quando invece dovrebbe fare tardi la sera, sbronzarsi e innamorarsi, ed essere inseguito da un genitore magari senza panno e bastone per far sì che rincasi prima e non combini troppi guai. Bambini nati grazie a un mercanteggiare di gameti, organi, uteri, provette e freddo.
I desideri li abbiamo tutti, una coscienza forse, ma confondere i diritti con i desideri è una strada lastricata e inarrestabile di slavine etiche e morali.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Le faccio i miei complimenti per la chiarezza sintetica con cui ha affrontato un tema delicato. Condivido pienamente il suo punto di vista e ammiro il coraggio (di questi tempi) con cui affronta un “terreno minato” qual è l’etica del desiderio trasformato in diritto.

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  • La salute psichica del nascituro, nessuno e ne pre-occupa, forse perché siamo troppo occupati.

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