La felicità è data dalla sottrazione

Una mia paziente, Ginevra (nome di fantasia), sostiene fermamente che lei non può stare da sola. Così quando il suo rapporto di coppia inizia a naufragare, contemporaneamente, lei ne inizia un altro. Il secondo viene utilizzato come se fosse un ansiolitico, per non sentire quell’ansia dovuta a qualcosa che non va. Lo assume due volte al giorno, con le chat del buongiorno e della buonanotte, preferibilmente mattina e sera lontano dai pasti per facilitare l’assimilazione, come si con alcuni farmaci.
Il nuovo potenziale partner, esattamente come Caronte, traghetta la mia paziente – ma in realtà traghetta tanti ignari partner – da una relazione stagnante a sé stessa, senza diventare il destinatario di così tanta passione. Ma lui non lo sa.
Il nuovo antidepressivo serve per non farle sentire sulla pelle e nel cuore quel peso, quell’umore deflesso, quel pugno in pancia che rende buie tutte le sue giornate.
Passano i giorni, passano le settimane e quando il nuovo rapporto esige di diventare il rapporto primario, senza nessuna elaborazione, Ginevra, lascia il precedente e sposa di nuovo con il suo nuovo parco giochi emozionale.
Nonostante il bagno emotivo continuo, il suo cuore si ingarbuglia e lei non conosce gli strumenti per fare ordine e per riprendere in mano le fila di questa imbrogliata matassa emozionale.
Nodo dopo nodo, confusone dopo confusione e fidanzato dopo fidanzato, Ginevra si ritrova a dover fare i conti con il vuoto. Quel vuoto che lei ha sempre così tanto temuto.
Quella drammatica sensazione che attanaglia le viscere, dalla quali lei è sempre scappata a gambe levate.
Lo stesso modus operandi amoroso è diventato per lei un modus vivendi, estendibile anche al lavoro.
Svolge un lavoro, non la soddisfa, non si forma e non cresce professionalmente, inizia a sentire un parziale disagio e scappa via. Si dimette e ricomincia altrove. Questo pellegrinaggio affettivo e lavorativo in realtà non le consente di andare a fondo nei legami. Nonostante la sua grande intelligenza emotiva, non cresce professionalmente e non riesce a vivere un rapporto di coppia degno di essere chiamato tale.
Accumula e scappa. Non si ferma, non sceglie e non sottrae. Galleggia.
Negli anni ho compreso che la vera felicità sta nella sottrazione. Nello spazio vuoto, nella possibilità che tutto può ancora accadere, fuori e dentro di noi, soprattutto. Nel regalare e nel non accumulare. Di scegliere cosa avere o essere. Nel non avere paura del buio che poi diventa luce e del vuoto che poi diventa spazio.
Nel tenersi quello che realmente emoziona e fa crescere, e che scalda il cuore, e non quello che invece il cuore lo inquina o lo colonizza senza regalare nulla in cambio.
Tutto quello che appesantisce il cuore, che non nutre ma affama, va eliminato (ma non rinnegato o rimosso): bisogna dargli una degna sepoltura e farlo riposare in pace.
Soltanto così si vola veramente in alto.
Tornando a Ginevra, soltanto dopo anni di precariato affettivo e lavorativo a tempo indeterminato, ha deciso di fermarsi a riflettere e a capire.
Lieta di condividere con lei le sue paure.

Chi ha piacere di ricevere i miei scritti e video in e-mail, può iscriversi in maniera gratuita alla mia newsletter settimanale e al mio canale YouTube

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto