Quando un rapporto d’amore si ammala e fa ammalare si trasforma in ossessione.
L’ossessione è il segno distintivo della dipendenza affettiva, della manipolazione narcisistica, dello strazio, delle vette e dei suoi successivi baratri.
La mente inciampa su contenuti ricorrenti e si fa manipolare dal cuore: i pensieri sono sempre gli stessi e le emozioni si trasformano in una giostra drammatica e nevrotica.
Seguono e si susseguono sempre gli stessi contenuti ideici: la fame d’amore e il bisogno dell’altro, il senso di colpa e di inadeguatezza, il desiderio di vendetta, il mostro della gelosia con i suoi occhi verdi, la riconquista, la relazione.
Ogni altra azione e possibile relazione perde di fascino e anche di significato.
Il dipendente affettivo rimane intrappolato all’interno di un circolo vizioso fatto di ansia, paura dell’abbandono, ossessione, fame d’aria e d’amore.
L’amore ammalato che fa ammalare, nonostante le scenate e i tentativi di riparazione, le scene madri e i suoi secondi e terzi atti, mantiene una temperatura siberiana alternata a un clima africano e asfittico del legame d’amore.
Un rapporto interrotto da silenzi improvvisi e punitivi, da ambivalenza e aggressività, da chat lapidarie e compulsive. Bollenti e algide. Da incontri passionali e repentini abbandoni.
Il tiranno che incatena è il protagonista degli amori ammalati. È colui (o colei) che premia e al tempo stesso punisce senza ragione e senza logica. È colui che tesse, esattamente con la maestria di un ragno, una ragnatela perfetta.
La reazione della preda dovrebbe essere quella di scappare dalla trappola dell’ambivalenza, ma per una strana alchimia psicologica accade esattamente il contrario. A ogni attacco da parte della personalità presumibilmente dominante della coppia, segue un tentativo di riparazione che passa dalla totale abnegazione e sottomissione da parte dell’altro partner.
Inspiegabilmente la personalità dipendente si lega ancora di più, e il legame si rafforza contro ogni logica.
La parte fragile della relazione anziché abbandonare la barca in chiara avaria, si abbandona al proprio carnefice, al proprio amore esasperante e disperante.
Finché psicoterapia non li curi o li separi.

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