Partorisce in aereo e getta il figlio tra i rifiuti

Questa è una storia triste. Molto triste. È la storia di un bambino che nella sua sfortuna è stato fortunato, anche se abbandonato.
C’è chi per avere un figlio si farebbe torturare senza sosta, anche a rischio di vita, e chi una vita la butta via come se fosse una scarpa vecchia nel cassonetto di un bagno.
Una giovane donna – ma l’età non può rappresentare un alibi, ed essere giovani non significa essere sprovvisti di coscienza – in viaggio il giorno di Capodanno, in maniera simbolica, invece di buttare via un piatto vecchio dal balcone, butta il neonato nel cestino dei rifiuti di un aereo di linea in volo verso le Mauritius.
La donna era pronta per cominciare la sua nuova vita senza intoppi, se non fosse stata scoperta una macchia di sangue, che mentre la tradiva salvava il suo bambino. La donna aveva appena ottenuto un contratto di lavoro della durata di due anni che l’aveva fatta decidere di disfarsi del neonato, nel peggiore dei modi possibili.
Quando è stata fermata dalle autorità aeroportuali, ha negato di essere la madre del bambino per poi essere smentita dai controlli medici.
Per gli animali adesso è in voga la deplorevole dicitura “rinuncia di proprietà”; per gli esseri umani un tempo si utilizzava la bussola girevole, la ruota degli esposti, per abbandonare un neonato in chiesa e sperare che dall’altra parte della porta e del cuore ci fosse qualcuno che decidesse di amarlo come se fosse proprio.
Questa mamma, a meno che non abbia delle problematiche psichiche o psichiatriche gravi ancora non diagnosticate, quando rinsavirà e tornerà ad essere presente a sé stessa, sarà condannata ai morsi e rimorsi della sua coscienza.
E non ci sarà il balsamo del tempo che passa per dimenticare la vita avuta in grembo per nove mesi e partorita con dolore in un bagno.

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Fonte: Tg 5

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