“Ho peccato di felicità e agli altri ho dato fastidio” Alda Merini
Anche i peccati di felicità si pagano. È solo questione di tempo.
La parola peccato sembra mal coniugarsi con il concetto di felicità, e invece può accadere di assaporare sorsi di felicità peccando, sbagliando, ferendosi maldestramente.
Molto spesso nella vita siamo costretti a camminare in bilico tra le linee guida della ragione e gli strattoni del cuore.
Come dei funamboli ci inerpichiamo in sentieri impervi e poi scoscesi, e poi ancora impervi e ancora scoscesi – talvolta senza imparare dagli sbagli – che inondano di emozioni per far precipitare immediatamente dopo nell’abisso del vuoto.
Camminiamo tra l’eccesso e il vuoto.
Tra i più dolorosi torcicolli emotivi e i rari sprazzi di coraggio che diventano spinta propulsiva al cambiamento.
Tra la dipendenza che porta ad avere fame e freddo, e la rabbia che accende la miccia del cambiamento.
Tra l’esuberanza dei sensi e la prudenza della ragione.
I peccati di felicità rendono ciechi e sordi al richiamo della verità, e consegnano alla terra delle illusioni e della fragilità.
Il paradosso amoroso avvolge come un mantello e promette che sarà per sempre.
Millanta fantasie e sensi, baci e lenzuola, e l’illusoria sensazione di felicità; ma nulla può garantire che sarà per sempre.
Quando si inciampa in un peccato di felicità, nel canto delle sirene di un amore impossibile, il cuore si affeziona al difetto che istantaneamente promuove a perfezione e a pregio.
Non vede, non sente, tace davanti al dolore, soffre e si modella pur di non dover incontrare l’abbandono e la realtà.
Ma ogni cuore devoto al masochismo, prima o poi, smarrisce la pazienza e alla fine i bisogni finiscono per prevalere sui sogni e sulle illusioni, e quello che un tempo era quarantena emotiva diventa rinascita.

Degli amori impossibili e delle loro pene del cuore ne parlo nel mio ultimo libro “Ex/forse ex. Gli amori affamati”.

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