Pudore e prudenza

Le emozioni, si sa, affascinano e spaventano. A volte vengono ingoiate, altre volte taciute o rese sintomi, e altre volte ancora manifestate a posteriori quando sono più sfocate e meno vivide.
In una modernità che grida alla pornografia dei sentimenti, alla diretta tv che sancisce se una madre riabbraccerà o meno la propria figlia (Denise Pipitone) dopo anni di strazio del cuore; dove i lutti vengono vissuti, si fa per dire, durante il Grande Fratello, c’è chi ha ancora pudore nel manifestare le proprie emozioni, e anche prudenza.
Pudore e prudenza sono gemelle diverse ma scorrono nelle stesse vene del legittimo proprietario.
Lacan sosteneva che l’extimità è il contraltare dell’intimità, e aveva ragione.
Un perizoma che sbuca in maniera impertinente e poco elegante fuori dalla cintura di un jeans maldestramente e volutamente a vita bassa, anzi bassissima, smarrisce il suo fascino, lo stesso dicasi per la nudità delle emozioni.
Il pudore, questo sconosciuto, abbraccia le emozioni e le rende profonde e vere; da consegnare a pochi, a chi eleggiamo custodi del nostro cuore e dei nostri segreti.
Sbandierare tutto e subito, prima ancora di aver assaporato il gusto o il brivido di quel sentimento o di quell’altro, significa non dare il tempo a un’emozione di diventare sentimento e farla evaporare via. Cosi, come se non fosse mai esistita.

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