Quell’afrodisiaco chiamato stima

C’è sempre qualcosa di incomprensibile nell’amore, e ancora di più incomprensibile nell’attrazione.
Ci sentiamo attratti da quello che non conosciamo e da quello che ci è familiare. Ci sentiamo attratti da tutto ciò che ci stupisce e che ci rassicura. Ci sentiamo attratti dalle nostre parti psichiche nuove che l’altro fa nascere e germogliare, rendendoci fertili. Ci sentiamo attratti dall’altro e dall’altrove che abita la relazione.
Da fervente sostenitrice del sapiosexual – fare l’amore con la mente altrui -, mi piace immaginare che l’attrazione e la passione partano da lontano, che si nutrano di ingredienti misteriosi e inusuali, che non si fermino all’addominale obliquo, agli occhi azzurri o ai capelli fluenti, ma che facciano il periplo del dell’intelletto e del cuore per arrivare in quel luogo inesplorato che accende la scintilla della passione travolgente.
Essere attratti dall’intelligenza della persona che amiamo, cosa ben diversa dall’essere manipolati dalla sua presunta supremazia intellettiva, è decisamente afrodisiaco.
Ascoltare le parole del partner, assaporarle, tenerle a sé, dentro di sé per andarle a trovare in seguito, sentirsi cullati e stregati è un toccasana per la passione.
Ascoltare da quella voce familiare e al tempo stesso inedita – perché contenuti senza voce e voce senza contenuti non sono affatto afrodisiaci ma decisamente disturbanti – quei contenuti puntuali e intriganti che instillano il seme della curiosità e della riflessione dentro di noi esattamente come uno spermatozoo feconda un ovocita, accende la passione e la mantiene viva e vegeta a lungo.
Questi amori intelligenti, baciati dal QI e dalla cultura, sono dei dispensatori di emozioni. Catturano il pensiero, creano uno spazio dove mettere a dimora il desiderio (perché non c’è cosa più bella di desiderare il desiderio), e non annoiano.
Quindi, ricapitolando, agli amori estivi, tossici, difficili, impossibili, a termine, noiosi, ginnici, io preferisco di gran lunga quelli intelligenti e longevi. O longevi perché intelligenti.

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