Un amante atipico

Le vostre storie, le mie parole.

Mi chiamo Giuseppe (nome di fantasia). Sono l’amante della moglie dell’amante di mia moglie.
Ricapitoliamo: mia moglie mi ha tradito, ho scoperto l’identità di quest’uomo, lui ha una moglie la quale, inaspettatamente, è diventata la mia amante.
Non sono folle, non sono psichicamente instabile, non sono nemmeno un pericoloso psicopatico che desidera attuare la legge del taglione per vendicarsi del danno subito.
Non pensavo che succedesse, semplicemente.
Lo scorso anno ho scoperto che mia moglie mi tradiva, così, per puro caso, ed è stato atroce.
Un dolore immenso mi ha squarciato il cuore. Non dormivo più, non mangiavo più, ero diventato ossessivo, ossessionato dai suoi movimenti: reali e virtuali.
Mia moglie, colei che mi ha reso padre per ben due volte, colei che avevo scelto come compagna di vita per tutta la vita mi ha tradito.
Io non pensavo di essere immune al tradimento, ma la nostra coppia era davvero speciale; senza crepe, senza fantasmi e scheletri nell’armadio. Così credevo.
Non mi rasserenavo in alcun modo, volevo sapere e l’unica cosa da fare era investigare.
A questo punto mi sono messo sulle tracce del nemico.
Lui è un professionista di grido, bello e sensuale. Un uomo apparentemente felice, con una bella famiglia, un bel lavoro, una bella moglie. Perché aveva deciso di prendersi la mia di moglie?
Adesso sapevo, ma la mia fame di conoscenza mi si era rivoltata contro: era un coltello conficcato nel mio fianco scoperto.
La mia vita si era trasformata in un inferno, e avevo deciso di trasformare la sua nello stesso inferno della mia.
Lo pedino, inizio a sapere tutto di lui, osservo sua moglie da lontano e decido di vendicarmi: voglio raccontarle tutto.
La mia vita è distrutta, e anche la loro lo sarà da qui a breve. Era una promessa che facevo a me stesso giorno dopo mese mentre la mia rabbia covava a dismisura.
Contatto questa donna, la invito per un caffè, lei si incuriosisce e accetta.
È una donna di una dolcezza disarmante, bella e raffinata. Una donna tradita e consapevole di essere stata tradita. Mi guarda con i suoi occhi grandi e il suo viso triste e dolce. È sofferente e rassicurante. Infastidita ma non agguerrita. Aveva un eloquio elegante e conciliante. Il dolore non l’aveva inasprita, la obbligava a riflettere.
Io emanavo un odore acre: di aggressività e cattiveria. Lei profumava di buono e di eleganza.
Mi sono sentito sbagliato. Un ingrato. In un battibaleno si erano invertiti i ruoli: da giustiziere mi ero trasformato in un boia.
Questa donna aveva scelto di non lasciare il marito per non tradire i suoi figli, non in questa fase della loro vita. Aveva la forza d’animo di stare a guardare mentre si guardava dentro.
Aveva scelto di soffrite in silenzio. Il suo sguardo e la sua dolcezza mi avevano disarmato, mi avevano inchiodato al muro della responsabilità genitoriale.
Ci siamo scritti per un po’, era diventata il mio psicologo, la mia consigliera, colei che placava la mia rabbia e che si era intrufolata nel mio cuore bucato, riparando anche il suo.
Giorno dipo giorno, senza volerlo, era diventata il mio tutto.
Adesso mia figlia, la più grande, ha scoperto tutto. Pensa che siamo una famiglia di pazzi e di pervertiti, per usare il suo linguaggio. Vuole portarci in tribunale e andare a vivere dai nonni per sempre.
Sono in uomo distrutto.
Mi rivolgo a Lei, Dottoressa, per capire, per capirmi, per non farmi più così tanto male.

P.S: La storia è stata modificata per mantenere l’anonimato di tutti i protagonisti. La città non è specificata. Il protagonista di questo atipico amore mi ha chiesto di scrivere di lui.

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