Io ti salverò. L’uomo che non sapeva amare: l’anaffettivo

Anaffettivo senza emozioni

L’anaffettivo è colui che è incapace di provare emozioni.
Non le riconosce. Non le comunica.
Non appartengono al suo mondo interiore e al suo vocabolario. Le considera superflue, un inutile orpello alla comunicazione e alla relazione.

Supportare o sopportare?

Prendi un bambino mettilo in una famiglia dove al posto dell’amore c’è il disagio, c’è il silenzio, c’è il non amore, e le emozioni diventeranno le sue peggiori nemiche.
Prendi un bambino mettilo dove l’ambivalenza del sentire e del volere si fa parola o gesto, dove la manipolazione prende il posto della coerenza, e dove il bene va barattato.
Anche in questo caso, le emozioni diventeranno le sue peggior nemiche.
La vita poi fa il resto. Non lesina paure e traumi, incontri e scontri, amori e abbandoni. La psiche, talvolta, diventa più una corazza che un’amica fidata.
Esprimere le proprie emozioni, non averne paura, e ancor prima riconoscerle, non è proprio semplicissimo e, soprattutto, non è automatico.
Alcuni bambini nascono in famiglie dove non vengono ascoltati e riconosciuti nella loro interezza; vengono ignorati, maltrattai, o peggio ancora, adoperati.

Un bambino che piange troppo, talvolta, invece di essere ascoltato, di essere aiutato a riconoscere il disagio che sta vivendo al fine di tradurre in parole le sue emozioni, e contenuto con amore e pazienza, viene sedato con il cibo, con la televisione, con un video gioco che lo distragga da se stesso.
In questo caso, quando questo bambino diventerà adulto, avrà una scarsa dimestichezza con le sue emozioni, e quando queste irromperanno nella sua vita psichica per essere ascoltate, lui farà quello che ha imparato: le metterà a tacere.
Le imbroglierà con il cibo, con le più svariate dipendenze, con lo shopping e con le più ampie armi di seduzione di massa, come internet e simili.
Quando da adulto incontrerà l’amore, sarà obbligato a fare i conti con la consapevolezza emotiva. Che gli piaccia o meno.
Quando l’amore irrompe, scompagina gli equilibri faticosamente costruiti, confonde e inchioda al muro della verità emozionale.
Le terre dell’infanzia, prima o poi, bussano fragorosamente alle porte della psiche per essere ascoltate, perché in caso contrario saranno fautrici di sabotaggi multipli, con un attacco acuto anche il più profondo dei sentimenti.

Io ti salverò. Missione amorosa impossibile

L’anaffettivo ha una reale impossibilità nel vivere le sue emozioni: non le riconosce, non le attraversa, non le esprime.
Nonostante le sue difficoltà relazionali ed emozionali, viene visto come un uomo da salvare, da proteggere dalla sua stessa paura, da accudire per il suo bene.
È una sorta di bambino-adulto, che piace alle donne perché considerato una missione impossibile amorosa.
Può capitare anche il contrario: l’incontro tra una donna anaffettiva e un uomo missionario, ma in percentuale maggiore troviamo donne più pazienti e più materne che tendono con più facilità a indossare i panni masochistici delle crocerossine.
La crocerossina amorosa è colei che aspetta e spera che l’amore profuso possa attuare un cambiamento. Spera in cuor suo che il tempo, la pazienza e il suo modus operandi amoroso possano aiutare il partner a imparare ad amare.
Sappiamo bene che l’amore non cura, e che questa missione sarà destinata a fallire. Tristemente e dolorosamente.
La coppia formata da un partner anaffettivo e da una donna missionaria, o viceversa, non è una coppia candidata alla longevità.
È una coppia a rischio di sofferenza o di separazione.

Quando, in rari casi, proseguono nel tempo e imparano ad affrontare le intemperie da mancanza di comunicazione emotiva, nessuno salva nessun altro.
Il partner più verbale e più empatico si adatta all’altro, ma non cura l’altro.
Il partner più sofferente è solitamente quello più consapevole: colui che con le più acrobatiche strategie e tanto impegno profuso ha tentato invano di rendere il coniuge più simile a lui.
Nel tempo, però, oltre all’immobilismo della sua coppia, avrà sviluppato sentimenti di frustrazione e di disagio, che gli avranno regalato un vissuto di cocente sconfitta per la propria vita sentimentale.

La trappola amorosa. Identikit del partner anaffettivo

L’anaffettivo è colui che è incapace di provare emozioni. Le emozioni non sa proprio cosa siano. Come si provano, quando si dovrebbero provare, come si dovrebbe reagire, e come e quando andrebbero comunicate.
È algido, impermeabile ai magoni, alle tachicardie, alle ansie e alle paure.
La sua corazza difensiva lo orienta nel mondo facendogli rimbalzare addosso ogni possibilità di emozionarsi e di emozionare.
Il rapporto tra sé stesso e le sue emozioni è assente. Lui sta bene così. Il rapporto emotivo con il mondo è compromesso e compromette.
Non sa cosa siano le sfumature emozionali, non le ha imparato da bambino, e non crede nemmeno di avere per tal motivo delle reali difficoltà.
Non ama i fiori, i bambini, gli animali.
È, solitamente, un collezionista. Un accumulatore compulsivo. Gli oggetti hanno un valore maggiore delle persone con il loro carico emotivo.

L’anaffettivo, inoltre, nasce anaffettivo e muore anaffettivo.

Non cambia, non si trasforma, e cosa ben più grave per chi si trova ad amarlo, da innamorato non guarisce.
L’amore non cura, non trasforma, non cambia la psiche e la personalità.
L’anaffettivo è la concretizzazione di una trappola amorosa.
Non ama il contatto fisico: non bacia, non abbraccia, non dice “ti amo”, né si diletta in smancerie verbali.
Tutto quello che dovrebbe far parte di un amore, oltre che contribuire a nutrirlo e tenerlo in vita per farlo diventare longevo, manca tristemente e irreversibilmente.
Il partner anaffettivo glissa sulla possibilità di dare corpo e parola alle emozioni, non sa nemmeno dove andarle a trovare.
Parla sempre in modo generico, talvolta, in terza persona, senza aggiungere il cuore e senza giungere al cuore.
Senza condividere le fantasie e il proprio mondo interno. Questo sconosciuto.
La coppia formata da un partner accudente e uno evitante verte in un deserto emotivo cronico dal quale è complesso venirne fuori indenni.
Alla richiesta da parte del partner sano di maggiori cure e attenzioni, di parole ed emozioni, l’anaffettivo risponde che a lui non appartengono, che sono superflue, che l’amore non si deve dimostrare e che: “o così o niente”.

L’empatia, questa sconosciuta. La punizione del silenzio

L’anaffettività è un sintomo importante di altri disagi psichici o psichiatrici spesso più complessi.
Riconduce a un’ampia gamma di disturbi della psiche: dai più leggeri e ben compensati, sino ad arrivare a quelli più gravi, che compromettono l’aderenza alla realtà.
L’anaffettivitá, caratterizzata dalla totale assenza di empatia, non riguarda soltanto la dinamica dei rapporti interni alla coppia e alla famiglia, ma si estende anche a altri campi relazionali.
Abbiamo genitori algidi, madri e padri distaccati e ibernati, e partner scarsamente empatici, accudenti e verbali.
Alcuni partner fanno soffrire il coniuge punendolo con il silenzio, maltrattandolo con dosi quotidiane e massicce di indifferenza. L’altro diventa supplichevole, desideroso di un riscontro emotivo. Spera in un bacio in più, magari lontano dal rapporto sessuale, in una carezza o un abbraccio, in una parola che possa tradurre il sentimento provato; che rassicuri e che scaldi il cuore.
In una lettera o semplicemente in un sms d’amore. E invece, niente di niente.
Tra le sciagure amorose può anche capitare di incontrare un partner narcisista.
I narcisisti considerano solo loro stessi. Le loro necessità, il loro piacere.
Nutrono irragionevoli aspettative, perché a loro tutto è dovuto: il mondo e gli esseri umani ruotano attorno al loro universo esistenziale.
Sono arroganti, presuntuosi, pretestuosi.
Sino ad arrivare, nei casi più severi, al disturbo schizoide di personalità, caratterizzato da un toltale distacco dalle relazioni sociali, da uno scarso interesse per la vita, e da una grande sofferenza in chi sta loro accanto.
Donne e uomini solitari, senza amici o confidenti, senza relazioni e senza ponti di congiungimento con il resto del mondo. Si trincerano dentro una bolla, dentro la quale non è concesso entrare, nemmeno dopo avere chiesto il permesso.
Sono come delle monadi, senza porte e senza finestre.

Disaffettivo. E se ti dicessi che ti amo a modo mio?

Per disaffettività si intende un’alterazione dello stato affettivo: in senso eccitatorio o depressivo. È un termine generale, non specifico, applicabile ai disturbi dell’affettività che non siano esattamente identificabili.
Nel linguaggio comune è un termine poco adoperato e anche poco conosciuto.

Frammenti di una consulenza al femminile. Mio marito è un uomo-frigorifero

Gentile Dottoressa,
vivo da oltre 20 anni con un marito anaffettivo.
Ho sempre cercato di migliorare il nostro rapporto ma non ci sono mai riuscita, perché come giustamente scrive Lei, nessuno cura nessuno, e nessuno salva nessun altro.
Tentativi estenuanti che mi hanno regalato tanta frustrazione, liti perenni, una colite ulcerosa, e il suo maggiore ritiro emozionale da me e dai nostri figli.
Non ho mai ricevuto un biglietto di auguri, delle parole dolci via chat, lettera o de visu. Mi sono accorta che negli anni ho imparato ad accontentarmi delle briciole, ma adesso mi sento arida, più algida di lui, e io non voglio diventare come lui.
Non ne posso più. Ho appena perso mia madre per un tumore, esperienza devastante che mi ha trascinata in un baratro di cupa depressione, e anche in questo momento della mia vita, lui non c’è. O, come dice lui, c’è a modo suo. Che non e il mio.
Le scrivo, ma in realtà scrivo a me stessa, perché non ne posso più. Ho deciso di separarmi, anche se lui non capisce e non accetta, e mi dice di essere una ingrata e una squinternata, folle.
Ho deciso di assecondare questa mia bulimia del vivere. Questa fame d’emozioni e d’amore.
La saluto con affetto, con empatia e con le lacrime agli occhi.
Lacrime che mi fanno sentire ancora viva e vegeta, e felice di esserlo ancora.

Frammenti di una consulenza al maschile. Madre e moglie algida, alla ricerca di un po’ di calore

Gentile Dottoressa,
mi chiamo Paolo, ho cinquantasei anni, una moglie e due figli che amo profondamente. Mia moglie è una donna algida, anaffettiva. Non sa amare, e non lo considera una sua difficoltà.
A sua volta, sua madre – mia suocera – lo è stata con lei, e io ero convinto che il mio immenso amore e la nostra famiglia l’avrebbero salvata e resa umana.
Ma non ci sono riuscito.
Cosa ben più grave di questa sciagura sentimentale, è che lei è così anche con i nostri figli che sono cresciuti accontentatosi, cercando me al posto suo.
Parlando con me della scuola, del bullo di turno e delle loro paure, dei primi amori e abbandoni, delle mestruazioni e del corpo che cambia, della cellulite e dello specchio che non gratifica, della vita e della morte, del dolore e dell’amore.
Adesso, grazie a Dio e a me, sono cresciuti sani, empatici e frequentano una prestigiosa università, e io sono rimasto da solo.
In una vera cella frigorifera.
Nonostante il suo silenzio, le sue poche parole e la sua scarsa gestualità, io la amo, lei è la donna che ho scelto, è mia moglie.
Sono arrivato a un punto in cui non ne posso davvero più di vivere così. Ho bisogno di tutto. Di cure, di carezze e di baci, di emozioni e di buona notte. Di email e di cuori di whatsapp. Di sentirmi amato e curato. Rassicurato e desiderato.
Mi sento in trappola, dentro una cella frigorifera chiamata matrimonio.
Invitarla a consultare uno psicoterapeuta è per lei una vera offesa, una terapia di coppia un vero oltraggio alla sua intelligenza, quindi, non mi rimane altro che soffrire ancora o andare via.
Grazie per l’ascolto e per la lunghissima email di risposta che mi ha scaldato il cuore. Mi sono accorto che ancora batte, e chi lo avrebbe mai detto?
La saluto con stima e affetto,
Paolo, un suo affezionato lettore.

Per ricevere la mia newsletter settimanale potete iscrivervi cliccando sul pulsante sotto se vi fa piacere, vi aspetto.

La newsletter di Valeria Randone

Iscriviti alla mia newsletter

* campo richiesto

25 Commenti. Nuovo commento

  • Appartiene a me
    Una storia del genere

    Rispondi
  • Buonasera Dottoressa,

    ho 46 anni e per 35 anni ho mantenuto il ricordo nel cuore di un amore non corrisposto ai tempi della scuola (elementare).
    Il mio amore era una compagna di classe, con gli occhi a mandorla, mora, taciturna, timida.
    Con l’aiuto di facebook organizzo una cena con i vecchi compagni, rintracciando quasi tutti, tranne lei, perchè non iscritta su quel social.
    Alla seconda cena mi impegno maggiormente e la trovo su un’altro social e accetta di vederci per un caffè.
    Sboccia un interesse comune e il mio sogno si realizza, a caro prezzo peró. Il suo fare mi risulta subito incomprensibile, apparentemente distaccato ma soppesando pretese nei miei confronti che confondo come affetto.
    Passano mesi inebriati dal realizzarsi di questo amore idealizzato, ma in lei si rivela sempre più una persona egoista, senza empatia, immatura sotto il profilo affettivo. Un incubo, una spirale tra il mio sogno e le torture affettive a cui vengo sottoposto.
    Separata con un figlio si presenta l’occasione di conoscere quest’ultimo, la copia di lei intoccabile dalle mie considerazioni non essendo neppure mio figlio.
    Alle strette dalla situazione mi decido di porre fine a questa storia, pur amandola.
    Il risultato è che lei ancora oggi aspetta un mio ritorno senza spendere una sola parola anche in questo frangente e io mi struggo e maledico tutto quello che le ho dato e mai mi verrà restituito in questi mesi.
    Di una cosa la ringrazio peró; la prossima che incontreró come lei sapró riconoscerla sicuramente e non potrà essere il mio primo amore ad offuscare la mia mente, purtroppo.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      19 Dicembre 2019 07:48

      Gentile Signore,
      un amore nasce, decolla o muore per l’interazione funzionale o disfunzionale tra due individui.
      “ tutto quello che le ho dato e mai mi verrà restituito in questi mesi”
      In amore, inoltre, non si possono fare i conti con il pallottoliere tra dare e avere per avere poi un ritorno con gli interessi.
      Per dirle qualcosa di sensato avrei bisogno di ascoltare anche questa donna nel tentativo di capire un po’ di più di voi.
      Mi chiedo, inoltre, ma non è possibile parlarne in questa sede, come siano andati i suoi 46 anni?
      Ha amato? È stato deluso? Ha avuto paura di amare profondamente? È divorziato? Come è stato amato da bambino e se è stato amato?
      Quali sono le sue paure? Perché ha idealizzato un amore e lo ha custodito così tanto dentro di lei?
      A volte nutrire un sogno equivale a non vivere il presente.
      Siamo online e non è possibile approfondire più di così, ma sono certa che un mio Collega de visu potrà aiutarla a capire di più.
      Un caro saluto

      Rispondi
    • Buona sera dottoressa, sono in fase di separazione, lascio mio marito perché scopro che per terza volta mi tradisce una volta quella che so da fidanzati e poi a seguito… Di conseguenza mi ha riempito di bugie che ho solo appurato adesso alla fine del matrimonio, praticamente IO ero il nulla che ovviamente facendo presente e mi diceva che non era vero e che creavo discussioni inesistenti, mi lasciava spesso sola in quanto partiva per lavoro, mi lamentavo della telefonata mattutina del buon giorno inesistente etc etc….di contro io alzavo i muri, pertanto silenzi infiniti, ma adesso che onestamente dicevo anche prima gli faceva comodo più libero di tradirmi, un traditore seriale, bugie e adesso di contro arrabbiato con me….

      Rispondi
      • Valeria Randone
        14 Agosto 2020 21:17

        Gentile Signora,
        tra un tradimento e un altro, proprio per evitare che ci sia il secondo o addirittura il terzo, la coppia dovrebbe andare in consulenza o terapia.
        Vada lei, adesso, l’aiuterà ad elaborare l’accaduto.
        Un caro saluto

        Rispondi
  • Sono capitato qui per caso , cercando risposte alle mie domande di sempre, anche se le risposte in realtà le ho già. Mi ha colpito, come un pugno sotto la cintura, la lettera di Paolo, 56 anni. Poco più “grande di lui”, potrei tranquillamente averla scritta io, parola per parola. Compreso il senso di invisibile prigionia di un rapporto e di un ideale di rispetto che mi hanno impedito di fare scelte diverse. Sono rimasto anche, se non soprattutto, per tentare di rendere nostra figlia una persona umanamente generosa e sensibile, riuscendoci, fortunatamente.
    La consapevolezza di aver trascorso in inutile attesa mi da spesso un senso di vertigine e di sconforto profondo, solo parzialmente arginato dalla consapevolezza di avere aiutato nostra figlia ad essere una persona migliore.
    perdoni lo sfogo

    Rispondi
  • cerco nel web il significato di anaffettività e mi ritrovo qui: 54 anni 2 figlie e un matrimonio alle spalle, ritrovo a una cena dei cinquantenni del vecchio quartiere da ragazzi una vecchissima conoscenza ancora bello anzi di più ma lui ora abita a 380 km di distanza due figli pure lui separato.
    Iniziamo una storia bella e faticosa tra treni e viaggi; non facile. Il problema è che lui è un ghiacciolo freddo come il ghiaccio so che mi vuole bene ma riesce a dimostrare calore umano solo con i suoi figli, sua madre e il suo gatto. Lavora sempre sempre molto concentrato su di lui e su quello che fa lui…non scrive messaggi telefona di rado quando è con i figli non chiama mai e non si fa sentire. Io, i suoi figli li adoro come fossero miei; faccio davvero fatica, aggiungendo poi la pandemia in corso che non aiuta. Sono davvero in una grandissima difficoltà.
    Grazie per lo sfogo.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      21 Dicembre 2020 09:41

      Gentile Daniela,
      lo sfogo è ben accetto, purtroppo però non l’aiuta nella decodifica profonda e nella risoluzione del chatto disagio.
      Bisognerebbe capire se quest’uomo ama così, ma mi sembra di capire che la temperatura algida viene riservata solo a Lei, oppure no.
      E se così fosse, indagare le motivazioni profonde, inconsce, impercettibili.
      Se ha necessità di effettuare una consulenza con me chiami pure verrà richiamata appena mi sarà possibile; in caso contrario le suggerisco di chiedere ugualmente un aiuto psicologico.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Salve. Sono anni che vivo emotivamente legata a quello che credo essere un anaffettivo. Ci conosciamo anni fa, e dopo lunghissimi periodi di sue fughe e frasi del tipo “non riesco a vivere una relazione, mi manca lo slancio per farlo, non mi vedo a convivere, non riesco a fidanzarmi perché poi devo condividere la mia vita e non me la sento, mi manca lo stimolo emotivo”, quando sta per perdermi decide di cominciare. Anni di relazione terribile per me, in cui non mi sono mai sentita amata. Ma non riuscivo a staccarmi. Silenzi, mai detto ti amo, spesso per dormi che gli mancavo parlava in terza persona (!),se mi vedeva piangere mi lasciava così anche per ore, per lui non sentirsi per ore o non vedersi per giorni era normale, anzi. Eri tu strana se volevi di piu, “in fondo c’è altro nella vita “. Aveva difficoltà anche con i gesti affettuosi o con il dormire insieme. Parlare di convivenza era un oltraggio: per lui l’idea di avere sempre qualcuno in casa senza potersi isolare era claustrofobico. Questa difficoltà relazionale e estesa alle amicizie, che non ha se non un paio in tutto. Non lega con i colleghi, non esce con gli amici. Ha avuto solo due relazioni : Io e un’altra ragazza quando era rsgazzino,poi solo cose fugaci chiuse quando si facevano serie. Dopo l’ennesimo litigio perché non mi sentivo amata, ci lasciamo. Io non mi innamoro più. Dopo quattro anni in cui ci siamo sempre sentiti, la vita ci porta a rincontrarci, stiamo insieme appena co vediamo, riprendiamo a sentirci. In alcuni istanti, in un abbraccio o in uno sguardo ci ho letto davvero affetto. mi dice di avermi ripensata , che quello che ha provato per me non L. Ha piu riprovato nè lo trova in altre. Che io sarò sempre io, perché con me solo ha avuto lo stimolo a fidanzarsi, anche se a modo suo. Ma al momento di decidere che fare mi ripropone i discorsi di anni prima, identici. “Non ce la faccio, non ho lo stimolo emotivo per riprovarci, a sto punto credo sia un problema mio, non sento il trasporto giusto”. Lo saluto per sempre, esausta. Mi abbraccia, quasi piangiamo, ci salutiamo ” Per sempre”. Sono a pezzi. Non ho più energie, anni fa combatteva, insistevo, aspettavo, ora voglio solo essere felice e sentirmi amata. Non ho mai amato nessuno come lui, malgrado tutto. Sono anni che L insicurezza mi dilania, che mi domando se la realtà è che non mi ami davvero e non mi abbia mai amato, e sia quello lo stimolo emotivo che gli manca, o se ha davvero dei problemi seri nelle relazioni, e nella vita. . Lei cosa ne pensa?
    Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      5 Gennaio 2021 09:11

      Buongiorno cara Lettrice,
      per comprendere davvero le motivazioni inconsce e del cuore che la rendono prigioniera di questo amore, bisognerebbe effettuare una consulenza (e forse più d’una), per conoscerla e conoscersi a fondo.
      Oppure una terapia di coppia, luogo della chiarificazione e della trasformazione.
      Se ha bisogno di me mi trova a Catania, Milano e su skype, finché non termina questa pandemia.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Buonasera Dott. ssa,
    In un ennesima giornata di sconforto cerco su internet la frase PARTNER ANAFFETTIVO, mi rimanda al suo articolo che divoro vivendo da anni ciò che lei descrive e soprattutto rimango colpita dalle mail scritte da Daniela il 20 dicembre e Maria il 5 gennaio. Quelle mail potrei averle scritte io. Da quasi 4 anni dopo una infelice convivenza di oltre 20 anni dalla quale ho avuto tre figli ormai grandi, ho un a relazione con un mio coetaneo ( 53 anni io, 55 anni lui). Pensavo di aver trovato l’amore della mia vita e accecata da questa consapevolezza per circa un anno e mezzo ho dato tutta me stessa (pensieri, attenzioni, disponibilità di tempo ed economica, io c’ero sempre qualsiasi cosa lui avesse bisogno, anticipavo addirittura i suoi desideri e le sue necessità per farlo stare bene). Lui prendeva a piene mani, diceva di amarmi tantissimo ma i suoi comportamenti sono sempre stati privi di qualsiasi slancio affettivo nei miei confronti. Dare al rapporto farlo crescere investendo in esso per lui non esiste. Ho provato a parlargli più volte, anche allorché ho cominciato a dare meno anch’io da tutti i punti di vista, ma non vuole sentire ragione.
    Riesce ad essere presente solo con la famiglia di sua sorella e con suo figlio, per loro farebbe qualsiasi cosa, a me solo le briciole e non sempre, quando ogni tanto si ricorda di sbattere la tovaglia.
    Alle nei richieste supplichevoli di attenzioni e presenza anche virtuale seppur non vedendoci fisicamente a causa del lock down reagisce con silenzi e arrabbiature ed accuse di farlo ammalare. La realtà è che chi si sta ammalando sono io, da eterna insicura non riesco a venir fuori da questa situazione, anzi per farmela andare bene e mettere a tacere la mia fame di amore mi dico che sono io a sbagliare e che visto che lui é una persona seria e moralmente integgerrima dedita a sani valori quali il suo impegno di padre, il suo lavoro e i suoi affetti familiari senza avere distrazioni di nessun altro tipo, devo essere felice in un mondo difficile come questo del fatto che lui abbia scelto me visto che continua a ribadire che devo stare tranquilla perché lui mi ama Ma nel profondo della mia anima sono che non funziona così.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      5 Gennaio 2021 20:13

      Cara Signora,
      il suo racconto è molto lucido e introspettivo, se è certa di soffrire così tanto e di soffrire di dipendenza affettiva, dovrebbe farsi aiutare.
      Curarsi. Diventare autonoma e, solo dopo, comprendere se può o meno vivere e amare ancora quest’uomo.
      Si può valutare, ma in sede di consulenza, se intraprendere o meno una terapia di coppia.
      Se desidera essere seguita da me chiami pure verrà richiamata appena mi sarà possibile.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Gentile dottoressa,
    ho letto parole che mi toccano profondamente. Mi sento giù, frustata e indifesa.
    Da qualche tempo ho la convinzione di stare con un narcisista. Lo sfotto’ nei miei confronti è continuo, naturalmente per esaltare se stesso.
    A lavoro vale solo lui, a casa pure, tra i parenti non ne parliamo!
    Io spesso lascio correre, in passato lo giustificavo, ora però sento che ho toccato il mio limite.
    incapace di dirmi 2 parole di conforto, incapace di riempirmi il cuore se non nei momenti intimità.
    Esiste una soluzione?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      19 Gennaio 2021 18:36

      Gentile Signora,
      la soluzione dipende dal malanno!
      Non conosco quest’uomo, non so nulla di lei, di voi, delle vostre dinamiche di coppia e profondità della psiche.
      Avrei bisogno di effettuare una consulenza, almeno con lei, per poter capire di più e dirle quale potrebbe essere l’antidoto a così tanto dolore.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Quello che non comprendo, è come mai le persone che scrivono lettere dicono tutte di essere innamorate, anche dopo molti anni di convivenza e sofferenza, delle persone anaffettive che le affiancano. Insomma mi chiedo, laddove vi è consapevolezza della tortura di avere a fianco una persona anaffettiva, cosa spinge ad amarla nonostante tutto. Sono sicura che anche se dicono il contrario, non apprezzerebbero una persona migliore e diversa.

    Rispondi
  • Salve,
    mi sono ritrovato a leggere questo articolo in preda allo sconforto nel vivere una relazione con una ragazza anaffettiva.
    Storia di 2 anni ormai iniziata e dopo poco vissuta con una convivenza forzata dovuta al lockdown del 2020, in cui la storia è stata messa fortemente in crisi.
    36 io 32 lei, la relazione, come da sua ammissione, è nata grazie ai miei sforzi e alla mia infinita pazienza.
    Ma lei nonostante adesso siamo in un periodo tranquillo, non accenna un gesto di affetto, un messaggio dolce, il sesso è assai raro anche se c’è molta intesa; quando io tiro fuori il problema passo per essere esagerato e troppo tattile; lei è una persona vivace e piena di amici che tiene però a debita distanza per il suo bisogno estremo di solitudine e libertà, e con me fa anche di peggio.
    Ora sta progettando di andare all’estero per 6mesi/un anno per segure un corso, cosa che a me non va affatto bene, ma so che finita la pandemia per lei conterà ben poco la mi opinione.
    Lei è una persona che sembra tenere molto a me a parole, ma non lo dimostra in nessun modo.
    Concentrata sul suo lavoro a livelli inspiegabili, sembra vivere per il lavoro e dimostra un infinita paura al concere di più alla nostra relazione.
    Io sono molto preso da lei perché vedo delle grandi potenzialità, ma questo suo modo di essere mi sta annientando e non riesco mai ad essere me stesso.
    Lei cosa ne pensa?

    Rispondi
  • Io invece mi trovo in una situazione ancor più strana. Sono in una relazione già da più di tre anni, come coppia andiamo d’accordo solamente grazie a livello mentale. Siamo due persone che la pensano uguale, riusciamo sempre ad andare d’accordissimo. Anche durante il lock down abbiamo lavorato da casa, senza nessun problema. Però a livello fisico non ci troviamo. Lui da quando stiamo insieme di notte ha sempre dormito separato, cioè guai se per sbaglio mi capitava di toccarlo con un dito si svegliava di colpo spaventato (una cosa che non ho mai capito perché gli desse così tanto fastidio). Ma quello non è tutto è una persona molto fredda, baci praticamente non ci sono mai stati tra noi e il sesso è solamente una cosa meccanica. Vorrei capire che cosa potrebbe essere visto che da qualche anno fa occasionalmente (2/3 volte all’anno) fa uso di droga cosa che pensavo fosse già risolta invece no. Dice di aver sempre avuto alcuni dei problemi che ho citato di sopra, ma io qualche dubbio ce l’ho, perché lo sento assente anche durante i rapporti. Potreste dirmi cosa ne pensate voi, perché io non ci capisco niente.

    Rispondi
  • Cara dottoressa,
    come tutti anche io cerco, per disperazione, soluzioni su internet. Anche solo per capire se sono io che sono pazza e visionaria. Sono sposata da quatto anni, ma sto con mio marito da quando eravamo adolescenti, da circa sedici anni. Ho letto quello che ha scritto e tanti, troppi punti quadrano con quanto sto vivendo. Mio marito non mi dice che mi ama ormai da anni, carezze a volte ci sono, durano il tempo di uno schiocco di dita e poi se ne va. C’è il bacio prima di uscire e quando rientra, ma basta. Coccole o effusioni manco a parlarne. Rare e sempre molto dosate. Posso vestirmi come la principessa Diana o in tuta, è uguale, non mi dirà mai che sono bella. Fuori dal rapporto intimo, nessun contatto affettuoso. Mi dice che lui non sarà mai come voglio io, che non farà l’adolescente in calore perché lui è un uomo concreto, che non mi abbraccia ma che pensa alle cose concrete: a riparare la macchina alle bollette alla spesa ecc. ciò che mi manca, sono fesserie da ragazzina capricciosa. E me lo ha detto così a lungo, che alla fine mi sono convinta anche io di questo. Che sono pazza. Non ha senso di protezione, o premure. Non ama avere rapporti con la mia famiglia o le mie amicizie, dicendo che non ci si trova bene. Nei vari problemi avuti in questi anni, non ho avuto parole di conforto, perché secondo lui io voglio solo essere compatita. Mi dice che se voglio che mi venga detto poverina non è la persona giusta, lui mi dice solo che al problema o si cerca una soluzione o se non si può lo devo accettare senza pianti o scene madri. Non è un narcisista, e ha avuto dei buoni genitori, ma purtroppo per via delle loro carriere erano molto assenti, ed è stato cresciuto dalle tate. I genitori sono persone splendide, ma anche loro poco avvezze a gesti affettuosi. Cosa devo pensare? Ho davanti un caso tipico di una persona anaffettiva, oppure, come dice lui, sono io che mi attacco a cose stupide e superficiali come le attenzioni e le parole dolci?
    Non abbiamo figli, e sto pensando di lasciarlo perché sento il desiderio di avere qualcuno che mi ami in modo simile al mio.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      1 Luglio 2021 13:41

      Gentile Lettrice,
      la ringrazio per aver voluto condividere con i lettori del sito il suo racconto.
      Quello che sento di suggerirle, vista la distanza e le poche informazioni che ho della sua coppia e di suo marito, e di valutare la possibilità di una terapia di coppia.
      Quel luogo di ascolto, non giudicante e di riparazione, dove dipanare la matassa emozionale che caratterizza la vostra coppia; senza effettuare una caccia alle streghe del colpevole.
      Un caro saluto e auguri per tutto

      Rispondi
      • Grazie mille per la sua gentile risposta. Ci ho provato a chiederglielo più volte, dato che io già seguo una terapia individuale e volevo condividerla con lui. Ma si è categoricamente rifiutato dicendo che lui sta bene e non ha bisogno di alcuna terapia ne individuale ne di coppia perché il problema è solo mio. Lui è a posto con se stesso e con i suoi sentimenti. Cercherò di fare chiarezza con me stessa e su ciò di cui ho bisogno. Anche se patisco, mi sento un’egoista a pensare di lasciarlo solo perché non è come vorrei che fosse. Un caro saluto e ancora grazie

        Rispondi
  • Roberto 49 anni

    Salve dr.ssa Randone
    Sono uno dei pochi uomini che, ha cercato di salvare una fidanzata anaffettiva, sposandola e avendo con lei 3 figli.
    Purtroppo adesso, dopo 16 anni di matrimonio, la frustrazione ha raggiunto l’apice, al punto che mi addormento augurandomi e pregando di non svegliarmi più al mattino.
    Non ci sono mai state carezze, abbracci, baci. Giuro potrei contare i baci che mi ha dato mia moglie. Mai nessuno bacio in pubblico o davanti agli amici.
    Passione inesistente. Non ha mai preso lei l’iniziativa. Consideri che il mio desiderio è giornaliero, ma ho potuto sperimentare che, se non mi avvicino per 1 mese, per mia moglie va bene lo stesso. Sono costretto tutt ora all auto erotismo. 2 anni fa, le ho chiesto di fare terapia di coppia. Si è rifiutata dicendomi che, sono io a vedere che ci sono problemi che in realtà non esistono. Ma negli ultimi 2 mesi, qualcosa sta cambiando in peggio, perché, sono io adesso che, non provo più niente per lei. Non voglio più fare sesso, non voglio più uscire con lei. Esco da solo o non esco.
    Sono deciso a lasciarla ma abbiamo ancora i figli bambini/adolescenti: 6, 8, 14 anni, quindi mi chiedo se dopo che sono stato 16 anni di matrimonio e ben 8 di fidanzamento, sia sensato rovinare la visione della famiglia ai miei figli che non hanno colpa. In realtà, la colpa non è neppure di mia moglie, perché è sempre stata così. Io pensavo avesse problemi di timidezza, invece il problema è ben più grave e più profondo.
    Sono disperato. Sono finito. Sono stato un grandissimo imbecille. Ho gettato la mia vita.
    Le scrivo adesso che sono le 20:00. Mi fa male per i miei 3 bimbi, ma mi auguro ancora di non risvegliarmi domani.
    Comunque sia, la ringrazio di questa opportunità di sfogo: ho scritto, ma avrei voglia di urlare.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      22 Agosto 2021 09:18

      Buongiorno Roberto,
      mi auguro che si sia svegliato e che mi stia già leggendo.
      Se sua moglie soffre di qualcosa di invisibile ma visibile al suo cuore non è il tempo trascorso insieme (immobili) o il numero di anni o di figli che vi guarirà da così tanto dolore, ma tanto altro.
      Anzi, le dirò di più, gli anni da “complice silente” hanno arrecato due danni: uno a Lei come uomo e persona, l’altro al legame d’amore che si è stabilizzato su questi ingranaggi atrofizzato del cuore.
      Le suggerisco l’unica strada possibile: terapia di coppia oppure, in prima battuta, una terapia di supporto per lei.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Salve dr.ssa Randone
    Innanzitutto la ringrazio per la pronta risposta e per averlo fatto di 22 Agosto.
    Come vede anche oggi mi sono svegliato. In realtà io non voglio morire, ma di sicuro voglio far finire questa specie di vita sentimentale.
    In realtà io sono già in terapia da uno psicologo. Ho fatto 6 sedute, ma non ho avuto al momento nessun valore aggiunto, perché mi dice :”mi racconti qualcosa”…..
    E poi non analizziamo niente o non mi dice niente su cui riflettere. Credo che continuerò per altri 2 o 3 incontri e se la situazione non cambia, allora mollo.
    Comunque a mia moglie ho espresso molto chiaramente il mio profondo disagio ed ho detto che. non deve sottovalutare questa cosa, perché voglio seriamente lasciarla.
    L’azione decisiva sarà cercare un avvocato.
    Penso che però starò anche peggio, perché mi mancheranno i miei figli.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      22 Agosto 2021 13:02

      Prima dell’avvocato opterei per un sessuologo clinico, colui che “aggiusta-cuori” per professione.
      Uno psicologo non è proprio la figura più indicata.
      Se non si trova bene lasci e cambi, altrimenti dia il tempo alle sedute e al vostro incontro di far luce in così tanto buio.
      Auguri per tutto.

      Rispondi
  • Grazie di cuore, non so come disobbligarmi per i suoi professionali e preziosi consigli.

    Buona fine di Agosto

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto