Frasi d’amore adoperate sotto le lenzuola diventano un pusher di erotismo o di imbarazzo. Parole dolci o audaci, trasgressive o regressive, camminano in punta di piedi per arrivare in luoghi inesplorati della fantasia.
Nei partner più audaci accendono i sensi, nei più timidi paralizzano ogni possibilità di slancio emotivo. Eppure i sensi sono cinque, e tutti e cinque andrebbero adoperati. Nella vita e nella sessualità. Un linguaggio sensuale o sessuato, regressivo o erotizzato, dolce o avvolgente, se ben adoperato, rappresenta un potente afrodisiaco. Un ponte levatoio verso l’altro, e verso sé stessi.
In un momento storico di sovraesposizione a stimoli sessuali, di tutto e subito, di sexting al posto del corpo dell’altro e di over dose di pornografia al posto dell’erotismo, un biglietto ben scritto o una frase acuta e profonda (preferibilmente con i congiuntivi al loro posto), provocante o seduttiva accende le fantasie erotiche, anche le più recondite.
Molto più di un’immagine esplicita.

Il rapporto con le parole sotto le lenzuola cambia da partner a partner

Il rapporto con le parole sotto le lenzuola cambia da partner a partner. Da storia di vita a storia di vita. Dipende dalla presenza o meno di nuclei censori o fobici, e dal patrimonio linguistico ricevuto o meno in dote. Se la coppia genitoriale era abituata a parlare di emozioni davanti ai figli, a dare un nome al sentire e anche al desiderare, c’è una buona possibilità che questi bambini, quando diventeranno adulti, utilizzeranno le parole anche in amore e nella sessualità.
Gli sembrerà normale, naturale, essenziale per dare forza e valore al loro sentire.
La vita sessuale è caratterizzata da varie gradazioni emozionali e sensoriali. Uditive e sonore. Non ha mai un solo suono o un unico colore. Ogni parola detta o silenziata è strettamente legata al mondo inconscio e all’immaginario erotico dei protagonisti di quell’incontro: parla di loro, parla per loro.
Ci sono i partner parlanti, coloro che amano parlare, e i partner silenti, coloro che per pudore o imbarazzo sono obbligati a tacere. Chi non sopporta la propria voce perché la ritiene brutta o scarsamente seduttiva, e chi gioca con le parole, modulando sapientemente timbro e volume. Una colonna sonora strategica e funzionale all’erotismo. Ci sono coppie che per amare e lasciarsi amare necessitano di un silenzio assoluto, talvolta anche del buio per non vedersi: tra censure, pudore e preconcetti vivono la sessualità in maniera ortodossa. Con qualche senso in meno.
In questi casi, ogni parola si fa silenzio. Le fantasie vengono silenziate e ingoiate, unitamente a ogni possibile frase d’amore, di passione e di desiderio.

La strada della parola: volgarità o intimità?

I frequentatori del silenzio credono fermamente che parlare durante la sessualità possa farli sentire volgari, offensivi, imprudenti. Grazie a retaggi culturali e a ben nutriti tabù, si percepiscono come gli attori della pornografia. Eccessivi e poco innamorati. Come se amore, empatia, intimità e parole non potessero coesistere nella stessa persona. In realtà, le parole possono abbellire la relazione senza farla diventare una reclusione fatta di silenzio e noia, senza obbligatoriamente sfociare nel turpiloquio o nella volgarità.

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Denudare l’immaginario

Le parole accendono i sensi e infiammano il corpo. Aiutano ad andare altrove. A traslocare. A non controllare la sessualità che invece dovrebbe essere una funzione spontanea. A renderla meno ginnica e performante. Più ludica e giocosa. Insomma, rappresentano una spezia afrodisiaca da adoperare su ogni pietanza amorosa.
Per denudare l’immaginario, però, ci vuole una buona dose di rodaggio amoroso, e il coraggio dovrà essere inversamente proporzionale alla paura.
Aprire la cassaforte del proprio immaginario erotico al partner ed accoglierlo in questo viaggio condiviso tramite le parole, non è proprio facilissimo. Genera ansie, perplessità, e la paura di non piacergli o di essere percepiti troppo audace o perversi tappa le ali al possibile eloquio amoroso.
Le donne, proprio perché particolarmente “uditive”, hanno una maggiore propensione a essere verbali, a utilizzare la voce e le parole come amplificatore emozionale e sessuale. Parlare incoraggia il partner a farlo a sua volta, in un gioco emozionante e intrigante di parole e silenzi, intimità e sospiri.
Il contenuto verbale non è mai uguale per tutti, dipende dal contenuto dell’immaginario di quel partner e di quella coppia.
Talvolta, magicamente e meravigliosamente, nasce proprio grazie a quella coppia.
L’udito è uno dei sensi più adoperati dalle donne, ma spesso poco in uso. Per timore, per pudore, per paura di essere giudicate audaci o spregiudicate, perché incontrano partner silenti o muti come dei pesci. Utilizzare la vista durante la sessualità sembra del tutto naturale. Utilizzare il tatto, il gusto e l’olfatto, altrettanto. Quando si tratta invece di utilizzare l’udito, l’imbarazzo prende il posto dell’iniziativa. Il mutismo imperversa e investe il talamo e la coppia. E la parola si fa silenzio.
Le parole, per la coppia e nella coppia, sono un potente afrodisiaco, adoperarle con perizia, in maniera consona al proprio sentire e a quello del partner, rappresenta un gioco sonoro ad alta gradazione erotica.

Verbalizzare il desiderio. Il diritto al piacere: parlare e scrivere

Dalle lettere d’amore sigillate in cera lacca di atavica memoria siamo approdati alle chat lapidarie di whatsapp. Dalle rose rosse ai fiori finti delle chat. Dalla gradualità, utilizzata come amplificatore del desiderio al tutto e subito. Dalla seduzione dell’attesa alla lapidarietà dell’etere. Dal corteggiamento agli amici di letto allo scambio di coppia. Dalle parole alle emoticon. Le parole, ancor di più per iscritto o sussurrate con intimità e sensualità all’orecchio del partner, sembrano essersi davvero estinte, soprattutto in amore e nella sessualità.
La verbalizzazione del desiderio e il diritto al piacere, quindi, l’amore e il desiderio tradotti o anticipati in parole diventano un elisir di lunga vita per la vita sessuale della coppia, che altrimenti potrebbe correre il rischio di precipitare in un baratro di noia e mera fisicità. Travasare su una pagina di carta, desueta ma efficace, o su un moderno foglio word parole e pensieri, emozioni e desideri, fantasie erotiche e passione, diventa un toccasana per la longevità del desiderio sessuale e per evitare che il tempo e le abitudini lo possano impolverare.
Un sms, una chat o una email, un dialogo profondo, e il gioco è fatto: la parola sussurrata o scritta si incide a fuoco in chi scrive e in chi legge.
Un dialogo intimo è un’alternanza di parole, sguardi e silenzi. Parole e pelle, fiati e fantasie. Denudarsi con chi si ama, non fisicamente ma mentalmente, è sicuramente più erogeno e afrodisiaco di mille scollature.

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La storia di Stefania: vorrei un compagno di parole

Gentile Dottoressa Randone,
leggo sempre i suoi scritti e mi sento a casa.
Volevo chiederle un parere e se riterrà opportuno potrà anche pubblicare la mia email, io sono un dinosauro della tecnologia e non sono riuscita a pubblicarla da sola.
Sono una donna apparentemente appagata dalla vita: un lavoro che funziona, una crescita professionale continua, un marito premuroso, affettuoso, innamorato e fedele, due figli meravigliosi e in salute, una bella casa, una bellissima famiglia d’origine molto presente nella mia vita.
A questo punto lei si chiederà dove sta il problema.
In realtà io sono una donna totalmente infelice dal punto di vista sessuale. I miei orgasmi sono tiepidi se non inesistenti. Nonostante mio marito sia un uomo di cultura, nonché dolce e premuroso, non abbiamo un dialogo profondo, e tantomeno parliamo di sessualità. Né durante né dopo. Parliamo dei più e del meno, ma a me questo non basta, mi sento molto sola e senza concime per il mio cuore.
Io sono una donna molto creativa e molto “verbale”.
Amo scrivere, leggere, dialogare, e mi emoziono con le parole. Mio marito non ha mai avuto accesso a questo mio mondo privato, e adesso che sono più grande sento la mancanza di un “compagno di parole”.
La mia sessualità è molto complicata: avrei voglia di condividere le mie emozioni e le mie fantasie con il mio compagno di vita, che non reputo un compagno di letto.
Negli anni ho tentato, timidamente, di dirgli che mi sarebbe piaciuto parlare durante la sessualità. Lui mi ha detto che si trattava di una richiesta ansiogena. Non solo gli trasmettevo ansia, ma, a suo dire, stavo trasformando la mia immagine ai suoi occhi.
Mi ha chiaramente detto che sembravo una poco di buono, una donna smaliziata e non la sua compagna di sempre. Sua moglie, la madre dei nostri figli.
A questo punto, cara Dottoressa, io non so più cosa fare. Anzi, le dico chiaramente che ho rinunciato a parlare con lui, perché mi sento giudicata e anche ignorata.
Con affetto e stima.
Stefania

Gentile Stefania,
La ringrazio per aver scritto al sito e per aver raccontato la Sua storia, pubblico con piacere la sua mail e la mia risposta a seguire.
Dialogare di sessualità, prima, dopo o durante la sessualità, è decisamente complesso e faticoso. Si tratta di una “sessualità di secondo livello”, come amo chiamarla io, non tutti riescono ad accedervi.
Denudarsi davanti al partner amato è facile e consueto, farlo sul piano mentale è decisamente più complesso.
Non tutte le persone sono verbali, nel senso che riescono a verbalizzare le emozioni o addirittura il desiderio. Il rapporto con le parole, come trova scritto in questo articolo, parte da lontano: da come siamo stati educati, amati o non amati, se abbiamo ricevuto in dote, come imprinting sensoriale, la capacità di toccare, di abbracciare o di parlare, oppure siamo stati cresciuti in un ambiente algido, decisamente poco fantasioso, stimolante, e possibilista.
Quello che posso suggerirLe è di rivolgerVi a un professionista.
In sede di consulenza di coppia, luogo non giudicante e di ascolto profondo, entrambi potrete raccontare le vostre necessità e paure, i vostri retaggi culturali e fantasie, il reticolo di tabù nel quale, forse, suo marito è rimasto intrappolato, e perché no lavorare sulla qualità della vostra vita sessuale.
Un caro saluto e auguri per la sua bellissima vita.
V.R.

Divergenze di genere e parole. Cosa fare, come risolvere la mancanza di parole

La donna, per educazione ricevuta e cultura, ha una capacità e anche una facilità maggiore nell’esprimere le proprie emozioni e i propri desideri, divenendo talvolta audace talvolta aggressiva, altre volte sensuale e trasgressiva nella comunicazione dei propri desideri erotici.
L’uomo, invece, a causa di un’educazione meno emotiva e del bisogno di identificarsi nel ruolo da uomo duro, è meno verbale e, forse, meno attento ad alcune indispensabili sfaccettature dell’intimità.
I silenzi protratti, misti a malinconia e disillusione, tendono a insinuarsi sotto le lenzuola, a derubricare le più segrete esigenze dei partner dall’aspetto genitalico della sessualità. Nel tempo, silenzio dopo silenzio, incomprensioni dopo incomprensioni, il desiderio sessuale rischia di impoverirsi e di estinguersi.
Qual è il giusto atteggiamento mentale, emozionale e verbale, per affrontare questo difficile e spinoso argomento associato alla sfera dell’intimità e della sessualità?
Un primo suggerimento è quello di non cedere all’immediata tentazione di attuare del facile terrorismo psicologico e sessuale. Evitare i litigi, le offese terrificanti, i ricatti e le minacce di abbandoni o millantare possibili tradimenti consolatori. Le rappresaglie verbali, mosse e nutrite dalla rabbia, dall’odio e dall’insoddisfazione, non aprono la strada alla comunicazione, allo scambio utile e proficuo per una buona e più vibrante sessualità, ma danno vita a un possibile processo separativo. Verbalizzare le proprie diversità e desideri con empatia e sincerità, con note di audacia e coraggio, il tutto scaldato da un linguaggio non offensivo, rappresenta un primo proficuo passo verso la chiarezza sotto le lenzuola.
Un secondo suggerimento è quello di evitare il “talamo” per affrontare i problemi associati alle differenze nel modo di voler vivere la sessualità.
La stanza da letto, con il suo carico simbolico, non è il luogo più idoneo per parlare di problemi sessuali. Il talamo funge da amplificatore dei conflitti psichici, emozionali, sessuali.
Le difficoltà coniugali e sessuali vanno decodificate e affrontate fuori dal letto; se dovessero persistere incomprensioni o disguidi orizzontali, andare in consultazione diventa la strada da poter intraprendere per poter vivificare talami sopiti e sofferenti.

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