Ogni tanto succede. Succede che l’amore trionfi e duri nel tempo. Quando si ha la fortuna di incontrare un partner a cui aprire il cuore, il quale, oltre i vestiti riuscirà a spogliare anche l’anima, a insinuarsi sotto pelle; ecco, in quel caso è davvero fare l’amore e non solo sesso.

Sappiamo ancora amare?

La società di oggi propone un’eroticità facile e immediata, spesso, a scapito della dimensione dell’amore e del sentimento.
Per questo motivo, per arginare la deriva dell’analfabetismo amoroso imperante, ospite di una testata autorevole come La Stampa, stiamo coraggiosamente tentando di parlare d’Amore.
L’amore che seduce e rapisce, che tradisce e abbandona. L’amore coniugato all’erotismo, alla sessualità. Alla coppia.
Insomma, l’amore in tutte le sue declinazioni. Euforizzanti e strazianti.
Dell’amore che cura e di quello che devasta. Dei suoi protagonisti – la coppia -: di chi nutra e di chi si fa nutrire. Di chi scappane di chi rimane.
In un momento storico dove gli amori nascono sul web, le emozioni vengono postate su Facebook e le relazioni sono spesso “a termine” e con una data di scadenza, forse è giunto il momento per interrogarci sul significato di questo nobile e importante sentimento: l’Amore.

Cara dottoressa, sono confusa

Custodisco infinite confessioni di pazienti che si definiscono single, ma che in realtà sono semplicemente “soli”.
Vivono, anzi consumano, amori a termine, amori che  durano il lasso di un fine settimana o peggio ancora una sola notte, e lasciano più vuoto che calore.
Sono relazioni che nel loro complicato transito dal virtuale al reale, perdono di fascinazione e di potere; che spesso non fanno altro che  regalare a chi le vive una condizione di solitudine estrema.
Rappresentano delle supplenze affettive. Dei travestimenti di tanto altro. Delle compensazioni.
E’ vero che oggi ci sono tanti mezzi per vivere le relazioni, ma la natura dei sentimenti non è affatto cambiata

L’amore, oggi, è dominato e condizionato dalla paura di lasciarsi andare, di perdere il controllo, di non essere all’altezza e di non essere abbastanza amati.
Molte persone prediligono relazioni “mordi e fuggi”, a termine, praticamente “usa e getta”, scevre da sentimenti più profondi.

La capacità e possibilità d’amare è ancora presente e possibile?
Quanta solitudine c’è dietro queste scelte?
Sono scelte volute o subite?
La paura contro l’amore?
Si tratta di amore vero o di compromessi esistenziali?
Si tratta veramente di amore o della sua brutta copia?

Dubbi e riflessioni cliniche

Sono tanti gli spunti di riflessione, sicuramente dalla complessa disamina,  ma proverò ad analizzarne alcuni.

L’incontro con l’altro è innanzitutto un moto interiore, i cui ingredienti fondamentali sono la conoscenza di sé, la capacità di abbandonarsi ai flutti dell’emozione, e alla capacità di “sentire”, più che capire, mantenendo un buon equilibrio tra quello che si vuole con la ragione e quello che si sente con il cuore.
Elementi spesso antitetici tra di loro.
La capacità d’amare profondamente e senza riserve correla con la nostra più segreta “archeologia dell’amore”, da come siamo stati amati da bambini e da quanto abbiamo interiorizzato questo sentimento.
Se siamo stati toccati, accarezzati e amorevolmente allattati e nutriti.
Se l’affettività nella nostra infanzia apparteneva ai nostri codici comunicativi e da tantissimo altro.
Le terre dell’infanzia, talvolta, sono ancora dolenti e sanguinolenti, e nessuno può curare nessun altro.
Questi elementi, indispensabili per poter amare, rappresentano  la  “dote affettiva”, che a nostra volta,  porteremo dentro la coppia.
Se nessuno ci ha insegnato ad amare è estremamente faticoso, se non improbabile,  poter imparare da adulti e soprattutto sarà molto difficile non avere paura di questo dolce e destabilizzante sentimento.
Di questa droga affettiva. Droga che tutto confonde ma che non cura.

Per amare davvero cosa sarebbe utile fare

L’amore obbliga alla rinuncia dell’egoismo e al superamento delle proprie paure, anche quando, durante le crisi di coppia, la vita costringe a fare i conti con la verità.
Una coppia quando attraversa una fase di difficoltà, transitoria o cronica, ha una maggiore predisposizione alla rottura, più che alla riparazione.
È più facile far intervenire gli amanti, gli alibi, le paure e gli alimenti.
Così, invece di investire ancora e ancora, molte coppie iniziano un silente processo separativo.
La riparazione è faticosa, è un percorso in salita che necessita di umiltà e immenso amore.
La “manutenzione del legame d’amore”, così come la sua ricostruzione, è sempre un percorso irto di ostacoli, compromessi e impegni obbligatori.

Amare è ancora possibile ed attuabile?

Nell’immaginario comune, ancor di più in quello giovanile, il legame d’amore viene percepito come un vincolo, un freno alla propria esistenza, a possibili altre relazioni, un limite alla libertà individuale.
Passare da un colpo di fulmine all’altro, da un’avventura all’altra, o peggio ancora da un corpo all’altro, sembra essere meno destabilizzante e fagocitante.
Il cambiamento non obbliga alla profondità del legame. Il rimanere e il remare a favore sono faticose esperienze che scoperchiano anche il più saldo dei vasi di Pandora.
Cambiare e andare alla ricerca di emozioni sempre nuove, significa non rischiare, in quanto custodisce  integro il nucleo più vulnerabile e profondo di sé.

L’Amore necessita di un “cammino comune”, di soste e ripartenze

Molte coppie si ritrovano dopo tanti anni insieme l’uno accanto all’altro.
Coppie dall’estraneo sapore, senza nessuna condivisione e con tempi e moti psichici totalmente differenti.
L’amore non prevede il possesso dell’altro.
Non è una dimensione data una volta per tutte, ma un lento e continuo mutamento.
La passione cambia, si trasforma, talvolta si estingue, basta averne cura e manutenzionarla come se fosse un “prezioso giardino segreto”.

In un’epoca di trasgressioni e di perversioni soft, oggi, la vera trasgressione è amare, donare e sapersi donare.