Vaginismo, matrimoni bianchi e tossina botulinica

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  • causa e cura del vaginismo

Cos’è il vaginismo?
Come si manifesta?
E, soprattutto, come si cura?
Correla sempre con una dimensione di coppia bianca?

“Il piacere è sentinella di vita”
J.B.V.

Qualche riflessione

Non sempre la parola sessualità fa rima con spontaneità, con gioco, e con piacere.
Spesso infatti, anche la sessualità si ammala.
La vita sessuale delle donne non è sempre correlata ad una dimensione di serenità, appagamento sessuale e dimensione ludica della sessualità, ma spesso – purtroppo – correla con una dimensione di profondo disagio.
Il disagio va adeguatamente diagnosticato e tradotto in parole ed in un nome e cognome, per stabilire poi, come curare la donna con la sua sessualità sofferente.
Il dolore sessuale talvolta si associa alla dimensione della paura, del panico, e dell’impossibilità a vivere una  vita intima, pur desiderandola moltissimo.

Il vaginismo è una disfunzione sessuale molto frequente in clinica, caratterizzata da uno “spasmo involontario” dei muscoli che circondano l’accesso vaginale, che impedisce totalmente la penetrazione e l’intimità.
Disfunzione sessuale dal retrogusto amaro e sgradevole, trasforma  la donna in protagonista assoluta del proprio dolore e disagio.

Le donne vergini adulte

Le donne “vergini adulte, sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare.
Viviamo in un momento storico di sovraesposizione a stimoli sessuali, caratterizzato da un eroticità facile e precoce, ma, esiste pur tuttavia, una disfunzione sessuale come il vaginismo, silente e soprattutto invalidante, che danneggia la sfera dell’intimità e della sessualità.
Il vaginismo rende la donna vulnerabile, impacciata e spesso inadeguata sotto le lenzuola.
Questa disfunzione sessuale femminile, al suo esordio, non viene quasi mai compresa e diagnosticata adeguatamente, viene infatti confusa con un atteggiamento di infantilismo, evitamento fobico della sessualità, oltre che di capricciosità da parte della donna.
Agli occhi del partner sembra una “donna bambina”, attendista ed immatura, nulla è chiaro.
Sembra una donna che, per scelta personale, familiare o credo religioso, decide di esimersi dall’intimità, procastinandola nel tempo.
In realtà lo spasmo fisico si estende alla psiche ed alla coppia in cui la coppia abita, creando una “paralisi emotiva e fisica”.

Dolore, paura del dolore, fase eccitatoria compromessa

Il vaginismo danneggia notevolmente la vita sessuale ed emozionale della donna e della coppia, compromettendo sia  la fase dell’eccitazione – con conseguente scarsa o assente lubrificazione vaginale – che la  fase dell’orgasmo, rendendo l’intimità un palcoscenico dove mettere in scena disagio, paura, paura della paura, paura del dolore e conseguente ed inevitabile crisi di coppia .
Alla lunga, intimità dolente, dopo intimità dolente, anche la fase del desiderio sessuale viene ad essere minata, corrodendo anche il più saldo ed empatico dei legami di coppia.

Cara Dottoressa ti scrivo

Ricevo spesso svariate email cariche di dolore, di angoscia e di sconforto, dalle donne e dai loro partner.
L’assenza di una sessualità adulta, prima o poi, li obbligherà a doversi confrontare con quello che fino a quel momento li ha resi infelici.
Spesso mi scrivono gli uomini di queste donne, uomini confusi che non capiscono, che non si orientano, che attendono, invano.

  • “Dottoressa ci tento da tanto, ho trentadue anni, e sono vergine”
  • ” Cara Dottoressa provo dolore, un dolore atroce che mi paralizza”
  • ” Sento come un muro, un muro terribile che impedisce ogni forma di intimità”
  • ” Ho paura, paura della paura, sento dolore solo al pensiero”
  • ” Dottoressa Randone, ho aspettato tanto, volevo arrivare vergine al matrimonio, ed adesso non ci riesco”.
  • “I medici mi hanno detto che trattasi soltanto di ansia, ma io sono paralizzata, ed il mio matrimonio naufraga”
  • “Cara Dottoressa, vorrei risolvere soltanto per diventare madre, posso fare un figlio con la fecondazione assistita, da vergine?”
  • Sarà mai possibile?

  • Dottoressa, sento come un muro. Esiste davvero?
  • Non ci riesco?
Mio marito, a breve, mi lascerà, mi tradirà..

  • Sono ancora in tempo?
  • Sono una donna vergine adulta?
  • Ci riuscirò mai?
  • Anche se fare l’amore è una funzione spontanea, a me sembra una montagna da dover scalare.
  • Avrò mai un bambino?
  • Dovrò fare una fivet?

Fattori contribuiscono all’insorgenza ed al mantenimento della disfunzione

La diagnosi sessuologia è di fondamentale importanza per svariati motivi.

Per il vaginismo, così come per tutte le altre disfunzioni sessuali, dobbiamo sempre analizzare:

  • i fattori predisponenti
  • fattori precipitanti
  • i fattori mantenenti
  • lastoria del disturbo”.


L’intersezione di questi ambiti, necessita un ascolto attento e competente, necessario per poter tracciare poi, la “rotta terapeutica” da seguire al fine di restituire alla donna ed alla coppia la salute sessuale smarrita e la possibilità di diventare madre naturalmente.
Vi sono svariati fattori che possono contribuire  nutrire la problematica, mantenendola in vita, e necessitano tutti del dovuto ascolto e della dovuta decodifica.

  1. Rapporto conflittuale con l’immagine corporea, percepita inadeguata, immatura e scarsamente seduttiva e sessuata.
  2. Rapporto conflittuale ed ambivalente nei confronti della sessualità.
  3. Regole ereditate ed interiorizzate, spesso correlate ai divieti di tipo religioso e morale.
  4. Figure materne irrisolte e manipolative, spesso sostitutive dei bisogni delle figlie.
  5. Ipertono dell’elevatore dell’ano.
  6. Ambivalenza nel rapporto di coppia in cui si manifesta il vaginismo: coppie ambivalenti, conflittuali e colleriche.
  7. Aspetto fobico correlato all’intimità ed alla sessualità, spesso queste donne soffrono d’ansia e di altre fobie.
  8. Educazione rigida, che non permette di accedere alla sfera del piacere e del donarsi al partner.
  9. Un quadro d’ansia generalizzata, che spesso va oltre il sintomo offerto.
  10. Assenza di conoscenza della corporeità e sessualità, corredata da un’ assenza dell’autoerotismo.
  11. Immaturità psicosessuale.
  12. Talvolta il vaginismo, correla la presenza di disturbi del comportamento oro-alimentare (anoressia e bulimia nervosa). In questi casi, il bisogno ossessivo di controllo sul cibo si estende anche al controllo della sessualità
  13. Paura di un concepimento indesiderato e prematuro o di MST( malattie sessualmente trasmissibili)

Il vaginismo ed i suoi gradi di gravità

Il vaginismo, recentemente sparito dal DSM V ed omologato alla vulvodinia, è caratterizzato da uno “spasmo involontario” della muscolatura del terzo esterno della vagina, il quale ostacola ed impedisce ogni forma di  penetrazione, dal dito allo speculum del ginecologo, fino ad arrivare al pene del partner.
La psico-sessuologia prosegue nelle ricerche e negli studi e soprattutto nella cura di questa disfunzione sessuale.
I gradi del vaginismo sono cinque, valutabili in funzione dei muscoli coinvolti nello spasmo.
Il quinto grado del vaginismo è sicuramente il più grave perché corrisponde ad uno spasmo generalizzato che investe “tutto” il corpo della donna, facendola transitare ad una condizione di rigidità corporea e psichica generalizzata.

Un nuovo possibile approccio

Un nuovo e recente approccio terapeutico al vaginismo è caratterizzato dall’utilizzo della tossina botulinica, come coadiuvante alla terapia psico-sessuologica.
La terapia con tossina botulinica viene adoperata da diversi anni in ambito clinico; inizialmente terreno esclusivo dell’oculistica e della neurologia è velocemente transitata alla medicina estetica per il trattamento delle rughe del viso.
La tossina viene adoperata con il preciso scopo di  “paralizzare temporaneamente” lo spasmo vaginale e per allentare l’ipertono dell’ano, condizione frequente nelle donne vergini adulte.
In atto, non vi sono studi di follow up, sulla reale risoluzione della disfunzione a lungo termine in fase di sospensione della paralisi muscolare.
La tossina deve essere adoperata soltanto dopo una scrupolosa diagnosi clinica di tipo ginecologico, psico-sessuologico della personalità della paziente e, soprattutto, in un clima di  stretta collaborazione tra ginecologo-urologo e chirurgo\medico esperto in tossina.
La paziente vaginismica, spesso è una donna che non proviene da un processo di “alfabetizzazione emozionale e sessuale”.
Spaventata e confusa per la sua patologia, si rivolge al ginecologo ed al sessuologo clinico solo quando non riesce a diventare madre, glissando totalmente sulla sfera dell’intimità e del piacere, vivendo ed interpretando il possibile percorso psico-sessuologico come ultima spiaggia terapeutica.

Verginità difesa ad oltranza: il nucleo fobico

La nostra donna prima che decida di chiedere aiuto farà passare parecchi anni.
Avrà paura.
Non capirà.
Penserà che il tempo sarà il balsamo per ogni male.
Penserà che una volta sposata la fede al dito sarà curativa e terapeutica.
E, soprattutto, sceglierà un partner colludente, che, cioè, per amore e per sue problematiche psico-sessuologiche, rispetterà la sua scelta, rinforzandola.


L’ostinazione nel difendere la propria verginità, oltre ogni utilità, può avere connotazioni simili alla personalità di tipo narcisistico, elementi che vanno poi obbligatoriamente  analizzati e decodificati all’interno di un setting terapeutico adeguato.
Dall’anamnesi psico-sessuologica della donna e della coppia emerge che è una paziente che spesso vive all’interno di una “coppia con caratteristiche di disfunzionalità”, con partner che colludono con la disfunzione della donna e che la mantengono immodificata.
I partners sono spesso uomini che soffrono di deficit erettivo o eiaculazione precoce, ben celati dietro la disfunzione sessuale della loro compagna.

La penetrazione vaginale, come e quando

Curare con una tossina “esclusivamente” lo spasmo è un trattamento vano e sintomatico, che può causare crisi dissociative in donne che non sono “pronte” psichicamente per una penetrazione.
La penetrazione vaginale, è l’ultimo atto di un copione davvero complesso e faticoso.
La penetrazione è infatti, l’ultima delle tappe terapeutiche che parte dalla mente donna – senza mai tralasciare il lavoro con la coppia –   ed arriva al corpo.
Un lavoro d’equipe tra professionisti referenziati, sarebbe sempre auspicabile nel tentativo di restituire alla donna ed alla coppia, salute sessuale e salute procreativa.

Il ruolo dell’educazione: psiche e soma

Le donne che soffrono di vaginismo da sempre, solitamente, hanno ricevuto un’educazione rigida e sessuofobica.
Hanno fatto di tutto per difendere la loro disfunzione, ritardando l’intimità, e lamentando di non essere mai riuscite a trovare un partner “affidabile e matrimoniabile”, con cui lasciarsi andare.
Il sottofondo psichico che accompagna la donna durante questa disavventura dell’intimità, è sicuramente l’ansia e la paura.
Paura del dolore, paura di poter perdere il controllo e soprattutto un paura anticipatoria della paura stessa.

Matrimonio bianco o vaginismo, quale differenza

In clinica, come abbiamo visto, bisogna effettuare una scrupolosa diagnosi di questa complessa disfunzione sessuale, differenziandola soprattutto da una condizione più comunemente detta “matrimonio bianco”.
Il primo appartiene spesso soltanto alla donna, portato poi in “dote” alla coppia.
Il secondo è invece, una condizione clinica molto più complessa, e comprende la “compresenza” di un partner disfunzionale, cioè con un deficit erettivo.
I due partners si scelgono in funzione delle loro disfunzioni, come se una sorta di radar inconscio li guidasse nella scelta dell’altro.
L’elemento centrale della loro “scelta d’amore-non amore” è la collusione, un potente meccanismo psichico che li rende alleati, complici ed indissolubili, nel mantenere le loro disfunzioni sessuali in vita.

La donna che ne soffre brancola a lungo nel buio, non sa a chi rivolgersi e spesso non viene compresa, proprio in un momento storico, in cui l’accesso alla sessualità avviene con modalità liquidatorie e semplicistiche.

Le emozioni correlate al vaginismo

Il sottofondo emozionale è la paura, paura della paura, paura del dolore e paura della penetrazione.
In realtà il dolore non viene quasi mai sperimentato, altrimenti si parlerebbe di “dispareunia” (dolore che la donna avverte nell’area della vagina o della pelvi durante un rapporto sessuale), in realtà la donna si ferma molto prima del coito, impedendolo con tutte le sue forze fisiche e psichiche.
Il dolore viene immaginato ed anticipato nel sentire, sviluppando un atteggiamento fobico, nei confronti della sessualità e del possibile rapporto penetrativo.

Un muro esiste davvero?

Le donne lamentano di sentire “come un muro” di cemento che dall’ambiente vaginale si estende a tutto il corpo, ed ovviamente alla relazione.
Le donne vaginismiche approdano in terapia spaurite, molto depresse e scoraggiate dall’impossibilità di diventare madri e con la paura di essere lasciate dai loro partners.
Oggi, fortunatamente una “diagnosi precoce del vaginismo”, ha fatto si che ci sia stato un crescente aumento di richieste di consulenza.
Sembra che ci sia stata una pandemia di donne obbligatoriamente vergini, in realtà la massiccia sensibilizzazione dei media e dei clinici, sta portando ad una diagnosi precoce ed a terapie mirate e spesso di tipo combinato.

Dal punto di vista sensoriale ed erotico, si tratta spesso di coppie arrivate al matrimonio “del tutto vergini ed inesperte”, inesperienza estendibile anche ai preliminari ed all’“alfabetizzazione emozionale e sessuale”.
L’inesperienza di entrambi può causare “approcci maldestri” e non consoni al mantenimento di un elevato grado di desiderio ed eccitazione, che possono non solo  far male, ma predispongono all’evitamento ed alla paura, a scapito di un clima di gioco, di tenerezza e di consapevolezza corporea, caratteristiche indispensabili ad un quadro di intimità amorosa.
La cura è una terapia sessuologia o combinata.

Guarire dal vaginismo è possibile.

By | 2017-05-23T09:43:42+00:00 8 giugno, 2010|Categories: Disfunzioni Sessuali Femminili|Tags: , , |

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