La colpoisterectomia, ossia l’asportazione dell’utero per via vaginale, corrisponde a un’isterectomia. Si tratta di una tecnica chirurgica che comporta l’asportazione dell’utero, ma può anche obbligare il chirurgo ginecologo ad asportare una parte della cervice, delle ovaie – con le ovvie ripercussioni ormonali e morali – le tube di Falloppio e altre strutture. Si divide in isterectomia totale e parziale, ma l’impatto emotivo sulla vita della donna è sempre totale.
Analizziamo insieme le problematiche emozionali conseguenti a un intervento così simbolico, correlato a un “organo contenitore che contiene”.

Cosa porta con sé un intervento così simbolico?
L’isterectomia è davvero così mutilante?
L’isterectomia correla con la compromissione della femminilità?
L’utero è un organo davvero così simbolico per l’identità della donna?

Qualche riflessione
L’identità femminile gravita, durante il suo sviluppo ontogenetico  e filogenetico, intorno all’anatomia dei genitali interni ed esterni della donna, e all’interiorizzazione del loro significato simbolico.
L’universo femminile ha caratteristiche di sviluppo e crescita psico-sessuale totalmente differenti da quelle maschili.
Lo sviluppo è estremamente più visibile e quantizzabile di quello maschile.
La ragazzina che diventa adulta passa attraverso momenti importanti e socialmente condivisi della propria crescita personale e dell’identità sessuale come:
il menarca, la deflorazione, la gravidanza e il parto. Tappe festose che la donna e la sua famiglia condividono con le persone a loro care.
L’utero è un organo deputato al tenere dentro. Il termine isterectomia deriva da ister che significa utero ed cetonia che significa rimozione. Si tratta di un intervento invasivo e mutilante, soprattutto dal punto di vista psicologico. Talvolta, non ci sono alternative, e la donna è costretta ad accettare questa dolorosa soluzione chirurgica per salvarsi la vita e tutelare la sua qualità di vita. L’asportazione dell’utero non è immune da rischi psichici, da crisi di coppia e da una possibile ripercussione sulla vita sessuale della donna.

Il primo momento topico della vita della donna è il menarca

L’avvento del ciclo mestruale è un momento di condivisione familiare, di gioia e di orgoglio: della ragazza e dei genitori.
La mamma, compiaciuta e immedesimata nel vissuto della figlia, telefona alle nonne e alle amiche più care, comunicando che la figlia è “diventata adulta”.
Il sangue sancisce la differenziazione tra il prima e il dopo.
La mestruazione scandisce il suo tempo da adulta: mese dopo mese il suo corpo si addolcisce e diventa più morbido e sinuoso ,così, la madre compiaciuta la osserva con amorevoli cure.
Il sangue rappresenta inoltre la fertilità.
La possibilità della ragazzina diventata adulta di diventare madre, a sua volta.

Il primo rapporto sessuale
Un secondo passaggio altamente simbolico alla vita adulta è il primo rapporto sessuale.
L’imene, da epoca storica a epoca storica, da nord a sud, ha assunto significati totalmente differenti, risentendo in particolar modo della latitudine geografica.

La prova del lenzuolo
Anticamente, nel mio sud, il mattino successivo dell’avvenuta deflorazione, il marito orgoglioso della verginità della moglie e compiaciuto delle proprie capacità amatorie, stendeva al balcone il lenzuolo macchiato con evidenti tracce ematiche a testimonianza della deflorazione avvenuta con successo. Questa usanza alquanto ansiogena testimonia l’importanza del sangue, della deflorazione, del passaggio simbolico.

La ricerca del concepimento, la gravidanza e il parto sono altri eventi di fondamentale importanza per la strutturazione dell’identità femminile.

“La maternità non è un dovere morale.
Non è nemmeno un fatto biologico.
È una scelta cosciente”
Oriana Fallaci

La maternità durante la storia si è profondamente modificata: è diventata ricerca consapevole e non  più l’unica forma di identità femminile.
Il nucleo centrale dell’identità femminile, quello ancorato alla prosecuzione della specie, al proseguimento del proprio sé biologico, rimane però al centro del progetto evolutivo femminile.

Il ruolo dell’utero e il suo significato: nella donna, nel sociale

L’utero, legato a storici simbolismi, a un certo punto della vita della donna diviene un contenitore di amore e possibile maternità. Di progettualità e di fertile creatività. di vita che scorre e che continua anche dopo di lei.
Un utero vuoto lamenta sofferenza, disagio psichico e relazionale.
L’abbraccio materno dopo il parto rappresenta un proseguimento dell’utero, quello che noi clinici chiamiamo “gravidanza extra-placentare”.
La madre vive un appagamento sensoriale, emozionale e affettivo dal tenere e contenere in braccio il suo piccolo.
Ci rendiamo conto di quanto anima e corpo siano strettamente connessi tra di loro.
L’utero, nell’immaginario collettivo, occupa uno spazio altamente simbolico, così come la sua asportazione: è un organo investito da variabili intra-psichiche che vanno ben oltre il suo significato riproduttivo.
L’utero, nel linguaggio popolare, regolamenta l’umore delle donne – quante volte abbiamo smetto dire “quella donna è isterica” -, diviene un simbolico contenitore di amorevole accoglienza, sede dell’amore coniugale e dell’innata seduttività femminile. Il togliere l’utero diventa la concretizzazione di un’asportazione, di una castrazione, di una vera e propria mutilazione.

Isterectmia, significati e rimedi

L’isterectomia è quell’intervento altamente mutilante che determina l’asportazione totale dell’utero.
Come reagisce una donna a questa castrazione chirurgica?
Dipende da donna a donna.
Dipende da momento storico a momento storico della vita della donna.
Dipende da coppia a coppia, da quello che hanno costruito e da quello che invece gli manca. dalle risorse e dalle criticità di quella coppia.
Dipende dalla presenza o meno di problematiche psichiche o sessuali.
Indubbiamente, l’impatto emozionale dell’asportazione dell’utero è molto elevato.
La reazione della donna è soggettiva, si interseca con modalità esponenziali al vissuto e ai nuclei psichici ancora irrisolti, oltre che alla progettualità inconsce non ancora compiute.
E’ determinante il momento storico della diagnosi, il supporto psichico e la rete di sostegno psicologico che ruota attorno alla donna, senza mai dimenticare l’alleanza e la complicità di coppia.
Un altro elemento da tenere in debita considerazione è la presenza di figli e il desiderio inconscio di ulteriori gravidanze.
La donna senza utero è una donna spaventata, teme di poter ingrassare, di non essere più piacente e seduttiva, di navigare verso terre buie e inesplorate della sua rimanente femminilità.
Una donna che viene sottoposta a un intervento di isterectomia è una donna che va tenuta per mano, che necessita di un supporto psicoterapico, assolutamente indispensabile per un’adeguata elaborazione del lutto e per evitare futuri crolli psichici.
 

Dottoressa Valeria Randone