Un amore terminale, fino all’ultimo respiro. L’accanimento terapeutico in amore

Accanimento terapeutico in amore

Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una
 Confucio

Talvolta anche l’amore è in fin di vita.
Talvolta l’amore che abbiamo accudito, concimato e tenuto in vita con trasfusioni di cure e infinita dedizione, diventa un amore terminale, un malato terminale. Sembra brutto a dirsi, ma si chiama così, un parente o un amore che ha imboccato una strada senza ritorno, senza rotatorie, senza possibilità di inversione ad U.
Quando la vita diventa una non vita, quando il bisogno occupa tutte le stanze, soprattutto quelle del piacere, quando la sofferenza prende il posto della speranza, un amore diventa un malato terminale, anche se è il nostro amore.

Il respiro profondo e infinito di chi ama e di chi, da innamorato, respira la vita a pieni polmoni si trasforma in un fiato corto di chi soffre di asma. Il cardiopalmo da attacco acuto di felicità estrema diventa tachicardia. La notifica della email che anticipa un’emozione diventa l’anticipazione di un dolore. Le notti abitate da sogni appaganti ed emozionanti, dall’abbraccio rassicurante di Morfeo si trasformano in notti agitate e insonni.
Il sapore del cibo che ha fatto da colonna sonora gustativa e olfattiva a quell’amore diventa aspro o insipido.
Ecco, in questi casi, possiamo parlare di accanimento terapeutico del proprio amore.

Quando è lecito pensare di staccare la spina, e quando invece si tratta di un vero accanimento terapeutico

  • Quando è lecito sperare ancora?
  • Quando bisogna invece andare via? Talvolta per il bene di tutti.
  • Accompagnarlo dolcemente, o brutalmente, alla morte?
  • E ancora, quando sarebbe più utile accanirsi?
  • Fargli la respirazione bocca a bocca?
  • Intubarlo per farlo respirare artificialmente?
  • Nutrirlo con la flebo della speranza, con la pillola della tenacia e con la medicina della pazienza?

Quando si ama, quando si ama tanto soprattutto, accompagnare alla morte un familiare gravemente malato è un gesto di amore estremo.
Si rinuncia a lui, alla sua presenza nella nostra vita e al suo amore, rispettando il suo desiderio di smettere di vivere una vita, che vita non è più.
L’accanimento terapeutico è una strategia anti-dolorofica, e spesso egoistica, per tenere in vita familiari o amori che hanno già smesso di vivere (dignitosamente) da tempo.

Quando un amore muore, segni prodromici

“Non c’è più sordo di chi non vuol sentire, e più cieco di chi non vuol vedere”.

Un amore non muore all’improvviso, ma inizia a perdere le prime foglie prima di appassire del tutto improvvisamente. Verrà lasciato in balia del tempo con la sua polvere erosiva, delle intemperie della vita e del quotidiano, non verrà ripararlo dal sole quando farà troppo caldo o al riparo di temporali estivi.
Talvolta sono vane le grida di aiuto, gli Sos dell’anima, e si approda lentamente a un amore che è diventato un non amore, o un lontano ricordo di quello che era un tempo.
Il luogo della sofferenza e dell’acredine. Il luogo dei disturbi psico-somatici e dell’insonnia.
Quando un amore giunge alla fine dei suoi giorni – per tutta una serie di motivazioni, non obbligatoriamente partner-correlati -, tenerlo in vita nonostante tutto, significa farlo diventare il luogo della sofferenza e del disamore.
Questo amore non incarna più il caldo abbraccio che ci protegge dalla vita, il luogo della riparazione e del sentire condiviso, ma diventa il recinto, la gabbia, la galera.

L’accanimento terapeutico in amore

Talvolta, forse, sarebbe meglio staccare la spina. Togliere il respiratore artificiale a questo amore che ha smesso di essere tale da tempo. Spesso ci ostiniamo a temere in piedi un amore che non ha avuto il coraggio di sfidare il vento, anzi di andare contro vento.

  • L’accanimento terapeutico è davvero un legame morboso alla vita?
  • Alla propria o a quella altrui?
  • Cosa proteggiamo dal dolore?
  • Noi? o il nostro amore in fin di vita?
  • Noi che non sappiamo vive senza quell’amore?
  • O quell’amore, nonostante tutto?

Amare è un’alchimia, amare male, per troppo tempo, diventa senza dubbio una deriva dell’esistenza. Fermarsi prima che sia troppo tardi o prima di farsi troppo male, è un gesto d’amore. O per lo meno, di amor proprio.

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12 Commenti. Nuovo commento

  • Quanto è vero. Purtroppo a volte figure patologiche come i narcisisti ed i dipendenti affettivi, i manipolatori affettivi ed emozionali: soggetti che instaurano tra loro rapporti malati destinati, salvo rari e fortunati casi, ad avere termine in modo burrascoso e doloroso, a volte con la scoperta di sorprese al limite della follia.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      14 Marzo 2017 10:25

      Gentile Utente,
      ha perfettamente colto il senso del mio articolo.
      I manipolatori affettivi, ed i dipendenti in amore – le coppie tossiche: dominante/dominata – sono legami terminali.
      Prima o poi, o si salva se stessi, o la coppia.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Patrizia Garelli
    14 Marzo 2017 10:21

    Gentile Valeria, un gran bell’articolo! Sono d’accordo che sia necessario “staccare la spina”. Non solo per non prolungare l’agonia, ma anche perché solo così potremo ricordare solo i momenti belli vissuti insieme e non trascinare i nostri giorni nel rancore, quando non nell’odio… Cordiali saluti. Patrizia Garelli

    Rispondi
    • Valeria Randone
      14 Marzo 2017 13:48

      Gentile Patrizia,
      Grazie per essere intervenuta.
      Talvolta decidere di accompagnare un amore alla morte, non è solo una scelta difensiva, ma una scelta per la tutela della memoria di quell’amore.
      Sono d’accordo con Lei.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Tenere in piedi un amore che non avuto il coraggio di andare controvento, è tutto lì il succo.
    l’amore dà la forza di andare controvento, contro tutti, è l’unica forza che scoppia dentro e che ci fa sfidare il mondo.
    Se non è così…che amore è?
    Non è amore…. è un calesse !!!
    E quindi posso dire di non averlo mai trovato. Io che sono pronta a sfidare il mondo per amore ho solo conosciuto mezzi uomini che tanto parlano ma poco fanno. E io a 40 anni non credo più ad una sola parola, solo a fatti.
    Guardare la realtà è un punto a cui prima o poi tutti dobbiamo arrivare.

    Elena

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    • Valeria Randone
      14 Marzo 2017 12:13

      Gentile Elena,
      Grazie per le sue riflessioni.
      Un calesse è ben diverso da un Amore, ha perfettamente ragione.
      Un amore, quello vero, smuove le montagne, sceglie, cambia rotta – o la rotta se la inventa, se non la ha – e combatte fino all’inverosimile.
      Il resto, è una brutta copia dell’amore.
      Un caro saluto.

      P.s. – A proposito di un calesse, legga questo articolo sulle truffe sentimentali.

      Rispondi
      • Le chiedo solo una cosa Dottoressa,
        vista la sua esperienza.
        E’ possibile che sia Amore anche se l’uomo in questione sceglie di stare con la moglie per non affrontare separazione,
        divisione del fiiglio, guerre più o meno durature che quasi sempre esistono all’inizio di una separazione?
        E’ possibile che lasciandolo alla sua vita si accorga che davvero non può vivere così?
        O se la scelta non è stata fatta nel momento opportuno vuol dire che Amore non era e la sua vita sarà sempre quella?
        Me lo sono chiesto tante volte ma preferisco chiederlo a Lei vista la sua esperienza e la sua competenza
        So che il risultato non cambia dalla risposta, lui rimane là e io qui, però volevo un suo parere.
        Ho letto quasi tutte le sue cosa, sto attendendo che mi arrive il libro che mi ha consigliato ieri.
        Ci sono davvero persone che possono vivere, io direi meglio sopravvivere, solo per non affrontare problemi?
        per non dover non vivere I figli quotidianamente? possono davvero certi uomini vivere una vita legati alla moglie per un grosso affetto ma non Amore?
        Un caro saluto

        Grazie

        Elena

        Rispondi
        • Valeria Randone
          14 Marzo 2017 17:13

          Cara Elena,
          L’abbraccio rassicurante del matrimonio copre tante defezioni e paure.
          La paura di scegliere.
          Evita di dover pagare le rate del mutuo senza avere una casa dove vivere.
          Fa risparmiare in alimenti.
          In giudizi sociali.
          Non si destabilizzano i figli, ed i genitori anziani.
          Insomma, non si sceglie, ma si propende per un galleggiamento continuo.
          La rotta é ben altra cosa della deriva.
          L’affetto poi, è meno pericoloso dell’Amore che obbliga all’impegno ed all’autenticità.
          Lasciandolo alla sua vita, lei non lo ha riconsegnato alla moglie, ma alla sua infelicità ed insoddisfazione.
          Perché se così non fosse stato, lei non ci sarebbe stata.
          Prima o poi, tradirà nuovamente, magari senza perdere troppo l’equilibrio, con una donne di minor pretese.
          Lei abbia davvero cura di se.

          Rispondi
          • Grazie….
            Grazie delle sue parole.

            Avrò cura di me…ci provo almeno

            Elena

  • Grazie per questo bellissimo articolo.
    È proprio vero, amare male per troppo tempo è davvero una deriva dell’esistenza.
    Un caro saluto.

    Rispondi
  • Un bellissimo articolo. Ha proprio ragione, amare male per troppo tempo è davvero una deriva dell’esistenza.
    Un caro saluto.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      14 Gennaio 2018 08:59

      Buongiorno Stefania,
      si amare male ed essere amati peggio, é una deriva, ma amare se stessi per prima cosa, e poi scegliere partners adatti, e con effettuare scelte collusive e malsane, è perfettamente possibile!
      Un afffettuoso saluto.

      Rispondi

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