Rabbia versus amore. Odore di guerra ed intimità

//Rabbia versus amore. Odore di guerra ed intimità
  • Rabbia e odio

Si può morire per amore, ma si può anche morire di dolore e di rabbia.
La rabbia è un sentimento incontrollabile che proviamo quando ci sentiamo aggrediti, feriti, o traditi.
Traditi da un amore.
Traditi da un ideale.
Traditi dall’immagine che avevamo di chi amavamo, ed il tempo ci ha riconsegnato l’originale, quando non vedevamo o vedevamo altro.
Traditi dalla vita.
Insomma, traditi da un torto subito, concreto o simbolico.
La rabbia segue il dolore provato.
Ed ecco tutta una serie di eventi a catena, o meglio a cascata.
La nostra anima si attiva, si difende, diventa guardinga, diffidente.
Inizia un dialogo tra la nostra rabbia e noi che diventiamo orfani di buon senso.
La rabbia ci parla, e ci invita ad agire.
Ad attaccare, a fare marcia indietro, ad aggredire.
A smettere di essere immobili.
Quando la rabbia viene bloccata a lungo – per mancanza di coraggio, per paura, o perché non vogliamo perdere chi amiamo -, corriamo il rischio di deviare il suo corso e di farla transitare dove non dovrebbe: sugli organi bersaglio.
Quando va bene saremo trafitti da un gran mal di pancia o mal di testa, quando va male, da molto altro.

Amori, ex amori, ed il dopo

Dopo avere amato tanto, con virulenza e sofferenza, si può odiare?
È mai possibile superare il punto di non ritorno della pazienza e provare rancore?
Odio?
Astio?
Il dopo non dovrebbe mai togliere valore al prima.
Ed invece?
Talvolta, anche se con dolore, togliere il respiratore artificiale ad un amore che non ha avuto la forza di sfidare il vento, le correnti e di nuotare in mare aperto, significa regalagli una degna sepoltura.
Per evitare di effettuare quella pericolosissima e disorientante lettura a posteriori del passato.
Arriva un momento nella vita in cui ti fermi.
Dici basta.
Metti un punto fermo, che mai più si trasformerà in virgola o in punto e virgola.
Non vuoi, e non puoi, più soffrire.
Tiri il freno a mano alla deriva della tua esistenza.
Insomma, riprendi in mano il timone della tua vita.
Da quel momento ti accorgi che ci sono luoghi inesplorati – così tanto a lungo negati -, dentro di te dove abitano i tuoi bisogni.
Bisogni che urlano a squarciagola di essere ascoltati, dopo avere abitato a lungo in deserti sconfinati di silenzio ed incomprensioni.

La rabbia e l’amore

La rabbia è un sentimento potente, non sempre da demonizzare.
Ha una sua utilità.
Nonostante siamo abituati a correlarla ad un sentimento corrosivo e dannoso, la rabbia serve, e non poco.
Serve per mettere a fuoco le emozioni.
Serve per mettersi ad una giusta distanza da ciò che ci fa soffrire.
Serve ancora, a staccarsi, ad elaborare, a pensare con lucidità e freddezza.
Serve per ripartire, e venire fuori dall’immobilismo difensivo, dalla paralisi emozionale.
Quando però, spalanchiamo le porte della rabbia verso il nostro mondo interno, queste necessitano di una serratura, per evitare di vendere l’anima a questo fuoco così intenso e destabilizzante.

Dalla Rabbia all’Odio

L’odio è un sentimento orribile, dannoso e corrosivo, caratterizzato da un “investimento aggressivo” nei confronti di un uomo che ci ha fatto soffrire, di un genitore che ci ha maltrattato, di un’amica che ci ha tradite, o nei confronti di un’idea o di un ideale.
L’odio è sempre figlio della rabbia.
L’odio è davvero molto pericoloso per la nostra salute psichiche e fisica, e spesso salta fuori dopo avere abitato un cimitero di emozioni, o di emozioni pericolosamente ambivalenti.
Germoglia lentamente dentro di noi, fino a diventare un arbusto con radici profonde.
La nostra mente viene colonizzata da immagini, fantasie e pensieri di vendetta, che occuperanno gran parte degli spazi interiori.
I pensieri saranno ricorrenti e sempre gli stessi: dal dolore che quella determinata persona che ci ha inflitto, alle modalità, alla mancanza di rispetto e di cure subite, fino ad arrivare alla delusione.
Cocente.
Terminale (di cui parlerò a breve in un nuovo articolo, dedicato alla “delusione terminale”).
La rabbia verrà pericolosamente nutrita e verrà trasformata in odio.

La rabbia di chi ha subito un danno, ed i suoi sintomi

“Chi ha subito un danno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere.
Ferite, cicatrici, visibili o nascoste. Lividi. Ma dovremmo essere grati di essere sopravvissuti. È pericoloso solo chi nel cuore ha il ghiaccio.
O la vendetta”.
Il danno. Josephine Hart

Chi viene invaso dalla rabbia, solitamente, tende a sintonizzarla con i pregressi traumi subiti, con le pregresse ferite d’infanzia.
Quelle ferite che non si chiudono mai, dando spazio ad una rabbia che viene reiterata nel tempo – a meno che non si vada in terapia – danneggiando oggetti, persone e legami.
Di solito queste persone sono arrabbiate, sempre, con la vita perché sentono che la vita è stata profondamente ingiusta con loro, così come ingiuste sono state le persone significative che hanno incontrato, sin dall’inizio, per l’appunto i loro genitori.
Questo senso di ingiustizia e di ferita subita, le porta spesso ad alimentare questa rabbia instaurando sul piano relazionale “perversi giochi psicologici”, manipolazioni, strategie, che le portano a confermare il danno subito.
Così, questi uomini o donne, vivranno nel girone Dantesco, senza via d’uscita, interpretando magistralmente il ruolo della vittima.
Questo li autorizzerà a mettersi su un piedistallo rispetto agli affetti, per poter interpretare il ruolo da persecutore, e per di più, secondo loro, a ragione.

Rabbia, rancore e perdono

Per odiare e per mantenere in vita la rabbia, ci vuole un dispendio energetico enorme, per perdonare un grande cuore.
Il perdono è l’unica modalità, spesso un atto di forza per la nostra anima ferita, che consiste nel lasciare andare la “carica emotiva tossica” legata ad una situazione, o a una persona del passato.
Soltanto così saremo liberi.
Liberi di amare ancora.
Di non odiare.
Di investire le stesse energie nelle terre dell’altrove.
Per perdonare però, bisogna fare un viaggio in quel girone dantesco dove eravamo intrappolati.
Sentire il fuoco che brucia, ed il dolore subito.
È una grande bugia pensare di aver perdonato senza un contatto profondo con le nostre pulsioni aggressive.
Molte volte dopo aver faticosamente perdonato rimane la rabbia: non si può cancellare il passato, ma soltanto guarire la sofferenza che esso ci ha causato.

By | 2017-10-17T11:43:35+00:00 17 ottobre, 2017|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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